Animali e Fiori di Bach

Animali e Fiori di Bach  Leandro Borino   Nova Scripta

Descrizione

In questo originale e interessante lavoro, frutto dell'esperienza ventennale dell'Autore che utilizza le proprietà dei Fiori di Bach per la cura degli animali, traspaiano costantemente una conoscenza eclettica, una profonda sensibilità e una grande competenza nella cura della sofferenza animale.

Il libro, scritto in maniera semplice e accessibile a tutti, suggerisce un nuovo approccio alla terapia veterinaria offrendo al lettore la possibilità di cura e di recupero della dimensione animale, rapportata anche al piano della responsabilità umana.

Proporre per gli animali un'attenzione ai loro stati emozionali come possibile causa di malattia e intervenire con una terapia dolce e nel contempo profonda, sono il merito principale dell'Autore, il quale pone in risalto come diversi quadri patologici e turbe del comportamento animale derivino spesso dalla coabitazione e convivenza con l'essere umano, dalla perdita del loro equilibrio primigenio.

Prefazione Autore

Nell’intento di offrire ai lettori un libro che contenga un breve ma significativo riassunto dell’esperienza di chi utilizza metodiche terapeutiche e tecniche “Altre” in Medicina Veterinaria, La Nova Scripta ha voluto dare alle stampe questo interessante libro del Dott. Leandro Borino. È noto che la patologia generale è la medesima per l’uomo e gli animali domestici; ma forse è meno noto il fatto che esistono ulteriori analogie e zone di connessione tra diversi processi morbosi della specie umana e degli animali. Questo trait d’union è, per l’autore, strettamente connesso al vissuto interiore, allo stato di coscienza, all’emozione, all’animo.

“Solo chi non conosce gli animali - scriveva il padre dell’etologia K. Lorenz - può dubitare della loro vita interiore. Sono pienamente convinto che gli animali hanno una coscienza”. Dello stesso parere è il dott. Leandro Borino che con questo libro ci induce a riflettere sul ruolo e l’importanza di metodi naturali di cura per gli anima-li, ma ci invita anche e soprattutto a meditare sul concetto stesso di “altri” esseri viventi e dei loro rapporti con gli esseri umani, sulle emozioni di entrambi, sugli stati d’animo dei medesimi e sulle loro sofferenze, le quali assumono un significato diverso dal comune intendere, per divenire talora analoghe, per certi versi simili o addirittura interscambiabili, così come in “simbiosi” e in osmosi sono spesso le vite, le emozioni e le sofferenze di uomini e animali sinantropi. Un testo nuovo, insolito, da leggere, da meditare e da rileggere, per poi applicare ciò che si è appreso in questo diverso e complementare approccio alla patologia zooiatrica.

Chi utilizza terapie “altre” sia in campo umano che veterinario sa quanto queste possono essere efficaci anche in quadri clinici talora complessi e intricati. Il libro di Borino, oltre a proporre un tipo di terapia dolce e nel contempo profonda, ci ricorda come diversi quadri patologici possano originare anche nell’animale da stati emozionali alterati, spesso derivati dalla coabitazione e convivenza con l’essere umano, dalla perdita del loro equilibrio primigenio. Fattori questi che sono decisamente importanti per conoscere i processi di un “vissuto” patologico che non è solo biochimico, e le cui tappe evolutive percorrono fiumi di disturbi funzionali, per poi sfociare nel grande mare della patologia organica e lesionale. Sentieri e meccanismi di questo tipo sono ancora inesplorati, talvolta ignorati, spesso sottovalutati, quasi sempre avulsi dalla diagnosi e da una terapia che considera solo l’aspetto meccanicistico della lesione organica.

Proporre per gli animali un’attenzione ai loro stati emozionali come possibile causa di patologia e intervenire con una terapia biologica, sottolineando con umiltà e prudenza i limiti e le possibilità di questa metodica sono il merito principale dell’Autore. Rimane ovviamente compito esclusivo del medico veterinario saper integrare nell’esercizio della sua arte i vari componenti e i diversi livelli della propria conoscenza per intervenire il più efficacemente possibile in ogni singolo caso. Solo lui potrà decidere se fare ricorso alle pesanti risorse steroidee, all’antibiotico-terapia o alla più cruenta chirurgia, oppure optare, quando possibile, per una terapia più dolce ma non per questo meno incisiva.

Sono certo che le idee, l’esperienza e gli sforzi del dott. Leandro Borino potranno incoraggiare un confronto sicuramente istruttivo tra i veterinari che perseguono lo stesso scopo e lo stesso ideale: “curare senza nuocere” ogni volta che sia possibile, e che desiderano ampliare il proprio bagaglio di conoscenze incrementando l’interesse e l’utilizzazione di “terapie altre”, le quali sono ancora ingiustamente relegate nell’immeritato ruolo di “cenerentole” della terapia chimica e pionieristicamente applicate solo da un esiguo numero di medici coraggiosi, solo su certe specie e soltanto nel caso di alcune patologie animali.

In questo libro, frutto dell’esperienza ventennale dell’Autore che utilizza metodologie diagnostiche e terapeutiche complementari, tecniche kinesiologiche e fiori di Bach nella diagnosi e cura degli animali, traspaiono costantemente una conoscenza eclettica, una profonda sensibilità e una grande competenza che inevitabilmente conducono il lettore a considerare la necessità di un approccio integrato per una comprensione e cura più profonda della sofferenza animale, la quale spesso si intreccia ineluttabilmente con quella umana, anzi, come fa audacemente notare l’Autore, può esserne in qualche modo e misura addirittura premonitrice.

Genova, 8 novembre 2001

Dott. Fernando Piterá
Docente in Medicine Non Convenzionali
e Tecniche Complementari presso
l’Università degli Studi di Milano

Introduzione Autore

Scrivere un’opera sui Fiori di Bach e gli animali mi sembrava sulle prime un’impresa ardua ed improba, soprattutto per la scarsa attinenza con riscontri clinici dimostrabili per coloro che mi sono colleghi nel lavoro. Con il passare del tempo non solo ho capito che si poteva, ma che si doveva fare. I rimedi offerti e ottenuti dai fiori, così come intuiti dal dottor Edward Bach, costituiscono oggi, ne sono pienamente convinto avendone le prove, una medicina per l’anima di insostituibile valore per chi, medico o cultore della materia, voglia agire sulla psiche animale in modo dolce e non violento, in maniera ecologica e rispettosa dei meccanismi ancora poco conosciuti della psiche animale.
Quando uso la parola psiche intendo dare ad essa il significato più ampio ed indagabile secondo il suo etimo più vasto e profondo: psiche come pensiero, psiche come emozione, psiche come sistema nervoso, psiche come anima. Parlare di anima degli animali può sembrare una forzatura e comunque un argomento non attinente con la medicina quotidianamente praticata. È questo un aspetto non ancora sufficientemente indagato e non indagabile secondo i canoni classici impostici da una visione rigorosamente scientifica. Eppure quando pronunciamo la parola ANIMALE, la radice stessa di questa parola è “ANIMA”. Infatti, fin dall’Antichità, nella stessa lingua latina, che fu per molto tempo la lingua del mondo, già si associava il concetto di anima con quello di animale, in una assonanza non solo sonora ma soprattutto di significato, in una globalità di concetto-immagine-suono. In una visione improntata all’olismo non si può escludere o trascurare la valenza emotiva e psicologica del malato e questo vale non solo per il paziente umano ma anche per quello animale, soprattutto per un essere vivente che non ha sviluppato quelle caratteristiche di razionalità che invece sono proprie della nostra specie.
Quasi vent’anni di pratica veterinaria e di osservazione mi hanno convinto della grande capacità non razionale dell’elemento animale di entrare in contatto con l’ambiente e con gli esseri circostanti attraverso meccanismi che prescindono dal controllo della corteccia cerebrale, per toccare valenze di notevole intensità in campi che l’uomo definisce per comodità con termini di telepatia, empatia, sensibilità extrasensoriale. Riguardo a questa sensibilità animale non vi sono dubbi e io non sono certamente il primo ad averla notata. Ciò che sto affermando è che questa capacità, che definiamo impropriamente come “dono di natura”, è il risultato di un affinamento sensoriale che il popolo degli anima-li ha conseguito ed ottenuto nel tempo attraverso l’evoluzione della propria specie. In questo processo evolutivo entrano a far parte diversi fattori tra cui anche il “contatto” con l’essere umano o la necessità di vivere in gruppo o in branco, o il bisogno, parimenti all’uomo, di comunicare tra di essi.
Lo sviluppo di queste capacità risulta per noi più comprensibile se pensiamo cosa accade in un essere umano che perde la vista. In questo soggetto vi sarà una sorta di vicariazione dei sensi che lo porterà ad acuire particolarmente l’udito, a sviluppare notevolmente l’olfatto, ad affinare una straordinaria performance della sensibilità tattile. Ecco che sarà molto più facile spacciare una banconota falsa ad una persona dotata di vista perfetta, che guarda il denaro con una visione razionale, mentre un individuo non vedente la riconoscerà toccandola, facendola frusciare all’orecchio ed anche annusandola. Un animale non scambierà mai la cicuta con il prezzemolo perché egli non usa, nelle sue scelte e nel suo percorso conoscitivo, unicamente la razionalità, ma si affida piuttosto agli altri sensi (primo fra tutti l’olfatto) e a quella forma di intuito primordiale che gli è propria e che probabilmente si basa su capacità percettive vibrazionali che a noi sono sconosciute, o meglio che sono da noi ormai poco utilizzate e quindi atrofizzate.
Bisogna dunque che ci abituiamo a considerare il popolo degli anima-li come compagni di viaggio dotati di sensibilità particolarmente sviluppate, talmente sviluppate da renderci molte volte incomprensibili i loro comportamenti, soprattutto se utilizziamo, nel decifrarli, la nostra razionalità. Essi amano, temono o fremono come noi e a volte più di noi, ma soprattutto dobbiamo comprendere come ognuno di essi, fino al più piccolo ed apparentemente insignificante, costituisca una nota o un accordo niente affatto casuale o inutile nella grandiosa e meravigliosa sinfonia della creazione.


Pavia, 24 Novembre 2000

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