Tempo fa mi arriva a casa un piccolo pacco inatteso: lo apro, contiene un libro e un mondo si riaffaccia alla mia mente. Giuseppe D’Ancona, che ricordo meglio come Pino, è stato un collaboratore di Ruggero Dujany quando io mi formavo in omeopatia alla scuola della Sowen a Milano a metà degli anni 80. Allora mi colpì molto il resoconto di ciò che lo psicoterapeuta verificava nei pazienti quando veniva loro prescritto il corretto rimedio e cioè la reazione dei sintomi mentali e fisici, ma soprattutto l’influenza sui sogni.
Ricordo che Pino insisteva particolarmente sul fatto che se il paziente cominciava a ricordare di sognare oppure modificava i suoi sogni potevamo stare certi che la prescrizione aveva toccato un nucleo essenziale. E l’integrazione dell’omeopatia nella psicoterapia portava ad abbreviare i tempi di cura, favorendo il lavoro dello psicoterapeuta. Questo insegnamento è stato una delle colonne portanti della mia formazione, le domande sui sogni fanno sempre parte di ciò che verifico nel follow up dei pazienti e ritrovarmi adesso trale mani un testo che riporta parte di quella esperienza è stato un bellissimo dono.
Il testo comprende un breve inquadramento della depressione dal punto di vista psicanalitico e un altrettanto sintetica disamina del trattamento omeopatico, gestito con una tecnica classica: dose singola non ripetuta. Meriterebbe un discorso più ampio la differenziazione tra sintomi caratteriali e caratteristici, solo accennata, che alla luce delle nuove tendenze sulla prescrizione per temi oltre che per sintomi andrebbe approfondita, ma ho trovato particolarmente efficace l’affermazione che di fronte a sintomi quali la paura di essere abbandonati, non amati, di morire etc: il rimedio omeopatico nella sua azione terapeutica non elimina queste sensazioni fondamentali per ogni vivente, ma li riporta nella giusta proporzione, li normalizza perché la patologia sta nei limiti alla normalità dell’esistenza che tali sensazioni comportano.
In questo testo vengono descritte in estrema sintesi le osservazioni fatte a seguito delle prescrizioni di venti rimedi. Di questi rimedi viene anche presentato una descrizione dei quadri patogenetici, con un’attenzione particolare ovviamente agli aspetti relativi alla depressione, oggetto del libro. Credo che il merito di questo libro sia il fatto di condividere un’esperienza sul campo che può arricchire il lavoro di ciascuno noi e lo fa partendo da una competenza specifica, quella psicanalitica, che condivide con l’omeopatia l’essere un sapere “diverso” in un’epoca dominata da regole e protocolli.
Proprio in questi giorni leggevo un’intervista a Edoardo Boncinelli, fisico, biologo e genetista, che ha per anni esercitato la psicanalisi e alla domanda dell’intervistatore su come potesse conciliare la sua formazione scientifica con una pratica così discussa la sua risposta è stata: Diciamo che mi sono concentrato sulla terapia scartando l’ipotesi che la psicanalisi potesse essere una scienza. Un ampliamento di paradigma su cui riflettere.








