Un caso clinico omeopatico di Lysimachia nummularia e sua descrizione

Pubblicato il 08/08/2018

Categorie: Casi Clinici

Autori: Maurizio Italiano

Fonte: Il Medico Omeopata - Rivista

Un caso clinico omeopatico di Lysimachia nummularia e sua descrizione

Caso di X, anni 40, nubile.

La donna è bionda, di corporatura robusta, alta circa 1,60m ed entra nello studio con il viso chinato a fissare il pavimento. Si dimostra schiva e risponde alle mie domande con un filo di voce, sia per paura di fare troppo rumore sia a causa di un evidente imbarazzo. Non la sollecito a parlare con voce più alta perché capisco che potrei "perderla". Dunque mantengo questo flessibile contatto con lei accettando il suo tono di voce e non forzandola. La cosa si rivela positiva perché nel corso della visita si sentirà sempre più a suo agio alzando, lievemente, il tono della voce.

 

La paziente si presenta lamentando prurito alla sera e dopo i pasti al braccio. Inoltre dice che l'alcool le dà fastidio allo stomaco.

Chiedo se c'è altro: Durante il ciclo smetto il prurito e soffro di disturbi mestruali.

Quali? Dolori all'addome ed in genere ho mestruazioni abbondanti poi un periodo con poco flusso. Dallo scorso novembre ogni 15 giorni ho mestruazioni abbondanti, quasi emorragiche. Durante il ciclo sono nervosa e mi sento depressa.

Chiedo se è solo durante il ciclo. Al cambio di stagione anche, aumentando questi sintomi. L'anno scorso a Giugno ho avuto un periodo brutto con depressione in seguito ad eventi luttuosi in famiglia... e poi andava male il lavoro.

Cosa ha fatto allora? Sono andata dal medico per la depressione e mi ha dato un farmaco (non ricorda)...

Cosa fa quando è depressa? Mangio molto. Quando entro in questi periodi ho desiderio di piangere ed anche peggio... allora mangio. La cosa ricorre a cicli periodici e vado dal medico quando non ne posso più. Ho sempre pensato che fosse una cosa più generale.

Ha sofferto o soffre di altri disturbi? In passato mi è capitato di avere coliche addominali, ne andavo continuamente soggetta. Anche adesso se viaggio mi sballa l'intestino e poi dopo scariche di dissenteria, riprende. Ad esempio durante le vacanze o quando cambio il ritmo giornaliero. Ultimamente sono tornati fuori questi pruriti...

Ricorda altro? Gli anni passati mi venivano dei dolori che mi impedivano i movimenti. L'altro anno alla schiena. Quest'anno un dolore alla gamba che camminando cedeva. Se la riscaldavo allora passava.

Cosa sente esattamente quando ha i dolori mestruali? Ho una sensazione di spugna che viene strizzata all'altezza del colon ascendente e dopo entro un'ora c'è perdita di sangue scuro-marroncino e poi durano qualche giorno e passano.

C'è altro che le viene in mente? Si, ho dei nevi sparsi su tutto il corpo e poi i capelli sono grassi ed ho una forfora piuttosto grassa. Uso ogni tanto lo Scalp Fluid. Ogni tanto a cicli mi appaiono delle desquamazioni cutanee secche ed a volte ho le ghiandole ascellari davanti che si gonfiano. Di solito quando c'è il flusso. (Lo dice preoccupata come per una grave malattia).

In passato cosa ha fatto per questi cicli così frequenti? Tutti gli esami ematologici hanno dimostrato che l'emocromo è al limite (aria molto preoccupata anche se tenta di mascherare una certa sicurezza). Dicono sia per il flusso abbondante...

Ci sono cose che le danno fastidio o le causano problemi? Mi basta un poco di vino per aver fastidio allo stomaco...

(La vedo preoccupata con quasi le lacrime agli occhi e palesemente scossa dai tentativi di sapere qualcosa di più sui suoi disturbi). Cosa la preoccupa? Mio cugino è morto da poco con una sindrome MOLTO STRANA. Mi sembra (dice un nome senza senso) che sembra essere ereditaria.

Chiedo cosa è successo e con difficoltà sembra farmi capire che si è buttato dalla finestra. Ma non vuole specificare oltre. È francamente terrorizzata. La malattia di mio cugino è cominciata forse verso i 25 anni. È cominciata con assenza di udito anche se la conduzione nervosa c'era. Allora hanno diagnosticato una nevrassite e poi una sospetta sclerosi multipla. Poi hanno scoperto che era questa sindrome (nome strano) che pare che i sintomi variano da individuo a individuo. Aveva perso il tatto ed ogni tanto crollava a terra. Per curarla faceva una dita particolare e poi usava una pasta speciale e mangiava solo certe cose.

Ma scusi, perché è così spaventata? Perché è ereditaria e non salta NESSUNA GENERAZIONE.

Ha paura di essere portatrice (ormai è completamente nel panico e devo cercare di tranquillizzarla)? Ho paura della malattia...

Ma cosa le fa paura della malattia? Ho paura di non riuscire a controllare il corpo, me stessa. Più che altro TESTA.

Cosa vuol dire? Ho provato con il training autogeno il Tai-Chi ed altro...

Dopo averla rassicurata in generale e avere parlato di argomenti al di fuori della visita ritorno sui suoi disturbi e le chiedo ancora dei suoi sintomi fisici. Di specificarli meglio. I sintomi fisici non mi sono andati via. Ho un nervosismo incredibile la settimana prima della comparsa del flusso che è molto abbondante nei primi giorni ma specialmente il 3° e di notte. Il ciclo dura una settimana e anche dopo ho delle perdite... C'è stato un periodo in cui era regolare; capita ai cambi di stagione o quando sono molto agitata che sballa completamente.

Come vanno i sintomi psichici quando compare il flusso? Di solito migliorano e vorrei sempre dormire.

C'è altro? Ho avuto mancanza di sensibilità alle gambe e nervosismo alle gambe. (Le ritorna in mente il cugino e il suo deficit del tatto e ricomincia ad agitarsi). Ogni tanto ho nervosismo alle gambe come se tanti aghi mi punzecchiassero e non riesco a calmarlo. Sento come un formicolio ed una agitazione interna anche se le gambe sono immobili.

(Le do rassicurazioni che non è necessario preoccuparsi e che lei è diversa dal cugino). Ancora adesso quando non sono sicura comincio a balbettare e non smetto più e sono logorroica. Una volta quando ero adolescente mi hanno chiesto una strada ed ho balbettato ed ho fatto una figuraccia. L'anno scorso quando era depressa avevo dei black-out e momenti di cecità improvvista.
Avevo un punto sempre davanti alla vista e poi avevo una febbriciattola continua e nervosismo con scatti aggressivi verso le altre persone e poi voglia di piangere e di non svegliarsi più. Ho anche pensato vari modi per farsi fuori e ho scelto come possibile farsi avvolgere nella tormenta di neve...

Le chiedo qualcosa sulle stagioni ed il tempo atmosferico. Mi piace la primavera quando però non ho disturbi. Sto meglio d'estate. In vacanza vado in posti freschi.

Chiedo qualcosa sul sonno. Deve esserci buio nella stanza altrimenti non riesco a dormire.

Chiedo se c'è qualcosa che le fa un effetto particolare, che la colpisce. Mi tranquillizza tantissimo quando scende la neve. Mi sento rilassata in modo incredibile e la sento prima di vederla. Mi dà una calma incredibile in certi momenti.

Chiedo se c'è qualcosa che le viene ancora in mente sulle sue perdite di sangue. Anche gli sforzi mi causano delle perdite... (si ricorda di avere avuto in passato una diagnosi di ovaio policistico).

Chiedo notizie sui gusti alimentari. Il cioccolato quando ho crisi di cibo sfrenato. Quando sono giù di morale: il cioccolato. Mi piacciono le cose dolci ma anche quelle saporite ma ciò che non sopporto sono le cose AMARE. Bevo spesso acqua o latte ma non bollente. Non uso caffè perché mi piace il gusto. L'unica volta che ho bevuto il caffè è stato per stare sveglia per gli esami. Il gelato mi piace molto e bevo molto durante i pasti.

Chiedo se ci sono degli animali che le fanno paura o le piacciono molto. I gatti mi piacciono molto e le cimici o gli insetti mi fanno ribrezzo.

Cerco di rilevare i sintomi più importanti del caso e valutando i dati fornitemi della paziente arrivo a questi sintomi repertoriali:

1. STOMACH; APPETITE; ravenous, canine, excessive; sadness, with (2)
2. RECTUM; CONSTIPATION; travelling, while (6)
3. RECTUM; CONSTIPATION; home, when away from (2)
4. FEMALE; METRORRHAGIA; General; exhaustion, with, loss of blood, from (61)
5. FEMALE; METRORRHAGIA; General; exertion, after (15)
6. FEMALE; MENSES; profuse; blonde women, in (3)
7. MIND; DESIRES; snow (1)
8. MIND; FEAR; insanity, of losing his reason (91)
9. MIND; SELF-CONTROL, wants to control himself (12)

Ripensando a quello che la paziente ha detto mi risulta evidente che la sua preoccupazione più grande è quella di "perdere il controllo di sé e di impazzire". Questa paura mi sembra così forte, quasi una richiesta di aiuto. Ritengo dunque che qualsiasi rimedio sceglierò debba necessariamente avere questo tra i sintomi più importanti che lo caratterizzano.

A questo punto analizzo il grafico repertoriale che ne deriva.

Valutando i rimedi che appaiono colgo delle interessanti indicazioni che però non soddisfano pienamente le caratteristiche del paziente. Ciò che ho personalmente percepito e "sentito" da lei era che nonostante la sua fragile apparenza fosse internamente molto forte e con una rabbia covata e nascosta a fatica. Era come se consumasse una grande quantità di energia per sostenere la sua struttura e per controllare l'ambiente esterno. In tutto ciò secondo me consisteva la causa principale di debolezza ed il bisogno di qualche salutare "black-out". In questo senso la neve era una buona proiezione dei suoi bisogni interni e possiamo considerare ciò in due modi differenti. Il primo è quello della neve vista come un "soppressore" di istanze interne, voci, rumori. Un pacificatore. Il passaggio "coperto di neve" offre l'opportunità di un riposo anche perché una proiezione del bisogno interno di calma e non solo perché riduce l'impatto con l'ambiente esterno (questo è un fatto comunque). Aggiungerei una ulteriore considerazione: non è questa una "pace" raggiunta ma era ed è "il silenzio dei sensi".

Il secondo è ancora legato al suo bisogno di controllo ma utilizzato in un modo differente. La neve è il mezzo attraverso il quale lei può "finalmente" suicidarsi seppur virtualmente. Non è un modo così violento e spaventevole come il vero suicidio ma è uno "spegnere" e/o "svanire". In altre parole un modo per raggiungere paradossalmente "il massimo controllo" sebbene in una forma non violenta. In questo senso ho visto grandi similitudini con Calcarea arsenicosa anche se l'energia messa da Calc ars per controllare i confini interni non giunge realmente all'esterno con la forza con cui avviene per questo rimedio. Calcarea si basa molto maggiormente sull'aiuto degli altri e sullo scudo di protezione che essi possono offrire, anche se controllato. Lei era molto più "autonoma" anche se piena di paure. Un altro aspetto è che Calcarea non ha quel livello indipendente di controllo che le permetta di realmente pensare al suicidio come soluzione potenziale. Posiamo vedere quindi come estensione del suo bisogno interno di controllo il fatto che voglia "controllare" anche l'ambiente esterno. Possedere e controllare. O meglio possedere per controllare. In questo caso possiamo rilevare la più grande analogia con il rimedio prescelto; apparentemente fragile, debole, delicato ma in realtà forte e resistente sebbene a certe condizioni.

Ripensando ai sintomi mi vengono in mente le Primulacee ed in particolare Cyclamen ma non trovo una corrispondenza sufficiente tra i sintomi della paziente e quelli del Rimedio.

Non solo, oltre alle caratteristiche di Calcarea carbonica e Calcarea arsenicosa la paziente mi ricorda in qualche modo Silicea (intenso come caratteristiche generali dal punto di vita psichico). Mi serve dunque individuare un rimedio che abbia in sé le caratteristiche principali di Cyclamen (inteso come famiglia), Silicea e Calcarea arsenicosa.

Nel grafico repertoriale compare Lysimachia, un rimedio che non conosco e comunque per un solo sintomo. Il fatto che questo sintomo sia la paura di perdere il controllo di sé, mi fa pensare di approfondire la conoscenza di Lysimachia. Non solo. Verifico da programma computerizzato che è una Primulacea. La ricerca si fa sempre più entusiasmante! Cerco quindi sulla Materia Medica e trovo una unica citazione nel Boericke MM sotto Tubercolinum Bovinum Kent. La citazione è di nulla utilità poiché viene descritta tra i rimedi che possono arrecare giovamento nel trattamento del tubercolotico convalescente. Cerco quindi su alcuni testi di Botanica (cit. Nuovo Erbario Figurato - G. Negri - Ed. Hoepli) e scopro non solo l'appartenenza alle Primulacee ma anche che Lysimachia nummularia contiene nella radice e nei cauli (fusti) due saponine, l'enzima primarverasi, sostanze tanniche ed una NOTEVOLE QUANTITA' DI SILICE (27:100). Dal punto di vista storico è stata utilizzata come astringente e cicatrizzante. La prima citazione di un uso medicinale risale al 1500.

Decido dunque per la prescrizione del rimedio alla 30CH poiché nessuna altra diluizione è reperibile sul mercato. Faccio diluire 10 granuli in un litro di acqua e dinamizzare scuotendo almeno 50-60 volte. La pz. Beve a piccoli sorsi nell'arco di 5 gg. questo preparato.

Dopo circa 2 settimane la pz. mi telefona per informazioni che: "Non ho più perdite intermestruali e provo una sensazione più netta di calma. Quando è arrivato il flusso mestruale sono stata più calma ed ho avvertito anche meno dolori. Le altre volte avevo più disturbi al ventre ed una forte sonnolenza ed invece adesso no. Ho avvertito solo poca cefalea qualche giorno prima. È rimasto il prurito e adesso è un periodo di tempo che ho dolorini qua e la. Ogni tanto mi si bloccano le articolazioni. Mi è anche successo con la parte interna/esterna delle cosce".

Le chiedo di riprendere al bisogno Lysimachia per qualunque patologia acuta e comunque quando avesse accessi molto fastidiosi di prurito.

Come posologia: 1 granulo diluito in un bicchiere d'acqua al bisogno. Nel corso di un mese assisto alla graduale scomparsa dei sintomi fisici ed una netta ripresa psichica che coincide con nuovi propositi lavorativi e una riapertura alla vita affettiva. Nel corso di un attacco febbrile acuto con modesto arrossamento della faringe, utilizzo con successo Lysimachia in continua somministrazioni ripetute ogni 15 minuti per alcune ore.

La pz. Ha attualmente un follow up di più di tre anni e continua ad utilizzare al bisogno lo stesso rimedio: Lysimachia nummularia.

 

LYSIMACHIA

Fiori gialli a simmetria raggiata, con 5 petali.

Classe: DICOTYLEDONES

Sottoclasse: SYMPETALAE Ordine: PRIMULALES

Divisione: SPERMATOPHYTA Sottodivisione: ANGIOSPERMAE

Nome Inglese: MONEY WORTH, HERB, TWO PENCE, CREEPING CHARLEY

Descrizione: la pianta è prostrata, strisciante in superficie, con foglie opposte, peduncolate corte, arrotondate. Fiori singoli nell'ascella delle foglie, peduncolati, con corolla giallo carico a 5 petali, uniti solo alla base 0,1 - 0,6 m, strisciante.

Habitat: frequente in radure e prati umidi; e quasi in tutta l'Europa. Fiorisce in primavera. È considerata infestante.

Parti usate: Foglie, Radice

Sostanze principali: Saponine, Mucillagini, Tannini, Leucocianidine, Flavonoidi

Proprietà: Astringenti, Espettoranti, Vulnerarie, Antiemorragiche, Antidiarroiche, Antiinfiammatorie, Analgesiche.

Contiene specificatamente due saponine nella radice e nei cauli, l'enzima primaverasi ed una notevole quantità di silice (26, 8:100).

Impieghi

Utilizzata a volte nella medicina popolare in caso di diarrea, di ferite difficilmente rimarginabili, è contenuta in un medicinale contro gli eczemi dell'età infantile. Uso esterno contro ferite e malattie reumatiche.

L'estratto della pianta sembra avere proprietà antibiotiche.

Le saponine contenute hanno una azione antitumorale in via sperimentale ma catartica. Note agli impieghi: valutando gli impieghi e considerando la realtà del nostro caso possiamo notare quante siano le analogie circa le modalità fondamentali di espressione di alcuni sintomi di pertinenza addominale, ematica e cutanea.

Per ciò che riguarda gli usi tradizionali c'è da aggiungere che le primule venivano anche usate contro vertigine, palpitazioni, balbuzie, paralisi leggere, emicranie.

Il cosiddetto "vino di primula", che si ottiene mettendo i fiori in una bottiglia di vino bianco, favorisce la buona circolazione.

Forme d'uso: Droga t.q. nell'uso estemporaneo. Si usano di questa prima primula i fiori e le radici.

In Italia sono presenti diverse specie spontanee di Primulaceae. Tra le più note si ricordano Primula vulgari, tipico elemento nemorale delle fagete e di altri boschi mesofili, Soldanella alpina, presente ad alte quote sulle Alpi e sull'Appennino, S. calabrella, raro endemismo delle montagne della Calabria, Cyclamen hederifolium e C. repandum, legati al sottobosco della lecceta e di altri boschi termofili, Lysimachia nemorum, rara specie localizzata nelle sorgenti e nei rivoli che scorrono all'interno delle formazioni forestali montane, Asterlinon linum-stellatum, piccola terofita tipicamente mediterranea, Anagallis arvensis, nitrofita legata ai campi coltivai, Centunculus minimus, gracilissima terofita degli stragnitemporanei, Samolus valerandi, esclusiva di cenosi prevalentemente brio- pteridofiche colonizzatrici di rocce calcaree ombreggiate e sottoposte a stilicidi.

 

Alcune note per ricordarci cosa sono le saponine:

Le saponine sono glicosidi (sostanze che per idrolisi acida od enzimatica danno una o più molecole di zuccheri uguali o diversi, sovente glucosio, e una o più molecole di sostanze non zuccherine e non proteiche dette agliconi) che per soluzione acquosa non danno reazioni alcaline, non contengono N; formano facilmente schiume essendo tensioattive. Aumentano la permeabilità delle membrane cellulari e quindi molte sono emolitiche, espettoranti (poligala), emetiche. Alcune sono precursori di ormoni sessuali e cortisonici. L'Aglicone prende il nome di sapogenina mentre lo zucchero è molto vario. Alcune determinano lisi degli eritrociti per reazione con il colesterolo del plasmalemma. Passano la mucosa intestinale solo se è lesa (enteriti). Alcuni glicosidi hanno come aglicone degli olii essenziali e sovente isotiocianati che possono cagionare seri disturbi, passare nel latte, dare diarree e disturbi gastroenterici, ipotensione.

Generalmente si distinguono in steroidee e terpeniche (liquerizia, gingseng, edera, fitolacca, erba medica). La loro funzione sembra essere fondamentalmente allelochemica dove con questo termine si intende la funzione che alcune sostanze prodotte dalla pianta hanno nei confronti dell'ambiente circostante. In questo senso è come se definissero i rapporti con gli elementi viventi circostanti. Si distingue infatti una funzione allelochemica positiva ed una negativa a seconda che venga favorita od inibita la presenza di certe forme viventi intorno alla pianta stessa. Cica una possibile analogia tra "il comportamento" e la vita relazionale della pianta e quella del paziente che necessita di quella sostanza credo si possa aprire un grande capitolo di valutazione e comparazione che chiamerei "dinamica della signature". Questo nuovo modo di leggere le abitudini comportamentali della pianta dal punto di vista biochimico ci consentirebbe di ridurre al minimo eventuali analogie che inevitabilmente diventano metafore e quindi non utili dal punto di vista scientifico e conoscitivo.

 

METAFORA & MITO

Il nome Lysimachia deriva dalla città (Lisimachia, appunto) fondata da Lisimaco, uno dei generali di Alessandro Magno, come capitale della satrapia di Tracia a lui data come ricompensa da Alessandro Magno stesso.

Ricerche storiche nella tradizione tardo medievale e rinascimentale riportano: "... a questo profluvio di sangue si valgono con giovamento del sugo di Lisimachia...". Ser Zucchero Bencivenni (Accademia della Crusca) Sec. XIV dal Trattato di Medicina di maestro Aldobrandino da Siena "... la Lisimachia sana le piaghe fresche..." Cristoforo Landino fiorentino nel commentario sopra la commedia di Dante Alighieri. Venezia 1520 "... le serpi fuggono l'odore della Lisimachia..." Plinio (Historia Naturale).

Non solo ma consideriamo anche i rapporti di analogia morfologica e d'azione con un altro regno naturale quello minerale: Il Lisimaco è il Diaspro nero con venature gialle (il giallo del fiore) "Lisimaco della sorte dè marmi, è pietra la quale ha vene, ovvero gocce d'oro" Dolce Lodovico (Dalle Gemme) Venezia 1549. "... la pietra chiamata diaspro portata e accostata dove esce sangue, sì lo ritiene..." Volgarizzazione d'uno libro di medicina intitolato Tesoro dei Poveri - Biblioteca Laurentiana di Firenze (Accademia della Crusca).

Considerando la tradizione metaforico allegorica che ci può fornire utili elementi per una valutazione analogico scientifica, ho trovato interessante raccogliere testimonianze storiche provenienti da più tradizioni. Intanto due citazioni sulle primule in genere: "La chiave del mio cielo è nel tuo purissimo cuore d'angelo" - messaggio nel linguaggio simbolico dei fiori. E "pallide primule che muoiono nubili" Shakespeare - Racconto d'inverno.

In questa ultima citazione possiamo vedere un senso non solo artistico ma anche una corrispondenza con il ciclo naturale delle primule: la pianta fiorisce infatti quando gli insetti sono ancora pochi, i fiori spesso non vengono impollinati. Anche il nome ne riflette la nascita abbastanza precoce che ha ispirato nel linguaggio dei fiori l'emblema della prima Giovinezza.

Un'altra occorrenza interessante è rappresentata da abitudini alimentari ancora esistenti specie nel Regno Unito e in territori dell'ex-Urss: senza intenti medici ma per la loro gradevolezza alcuni usano le primule nell'insalata.

Direi senz'altro che per le considerazioni che ne seguono alcune tradizioni magico-mitologiche rappresentano una fonte di informazione interessantissima. È chiaro che tali informazioni vanno elaborate alla luce delle attuali conoscenze sulla diffusione dei miti e soprattutto dei rituali mistico allegorici. A questo proposito consideriamone alcuni:

- Nelle fiabe le primule sbocciano, rallegrano i prati, emanano profumi e richiami. Vantano, persino, un grande potere. Infatti opportunamente usate rendono visibile l'invisibile.

- Chi riesce a toccare in modo opportuno con un mazzetto di primule (il numero è segreto) una roccia delle fate, vedrà aprirsi davanti a lui la strada verso il loro regno, grazio a doni. Chi ne usasse il numero sbagliato si aprirebbe la strada verso la rovina.

Sembra ipotizzabile che le primule (tra cui la Lysimachia per il colore dorato) fossero utilizzate in rituali o cerimonie sacre. È verosimile che fossero assunte da sole o con altre sostanze per "stimolare" o "estendere" le percezioni sensoriali rendendo "visibile l'invisibile" o "aprendo la strada verso il regno delle fate". È altrettanto ipotizzabile che questo effetto fosse legato alla dose cioè "opportunamente usate" o meglio "chi ne usasse il numero sbagliato si aprirebbe la strada verso la rovina". È innegabile che contenuti nelle saponine vi siano agliconi con effetto neurotropo e verosimilmente anche altre sostanze ad azione psicotropa non ancora studiate. Importante considerazione è anche quella che le primule possano essere state utilizzate nei rituali per sostituzione. Rispetto al rituale originale che prevedeva l'uso di una sostanza differente con specifici effetti psicotropi, le migrazioni delle popolazioni originarie hanno portato all'uso di sostanze che anche solo per analogia morfologica ricordano la sostanza originaria. Esempi di tali sostituzioni sono ben noti per altre sostanze quali l'Agaricus Muscarius alias Sma e tute le modalità in cui il suo uso è stato tramandato nelle varie aree di migrazione delle tribù degli Arii.

Per concludere una ulteriore citazione sulle primule: Narra la leggenda che un giorno San Pietro gettò dal cielo le chiavi del Paradiso appena seppe che il Signore ne aveva voluto un altro paio. Le chiavi caddero in una regione dell'Europa settentrionale dove spuntò la prima Primula veris. Questo fiore giallo, dai capini penduli, assomiglierebbe secondo la tradizione popolare alle chiavi di San Pietro, tant'è vero c e nella regione inglese del Somerset è chiamato anche Bunch of Keys, "mazzo di chiavi".

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