Quanto è importante il sintomo mentale in Omeopatia?

Pubblicato il 30/05/2008

Categorie: Metodologia Omeopatica

Autori: Luisella Zanino

Quanto è importante il sintomo mentale in Omeopatia?

Definire il carattere del paziente appartiene incontestabilmente al nostro approccio psichico del malato. Usarlo per diagnosticare un "buon" rimedio omeopatico da prescrivere è evidentemente necessario. Ma a che titolo? Che posto deve occupare un sintomo psichico, ad esempio il "carattere", nella gerarchizzazione dei sintomi?

Per alcuni, che si ispirano soprattutto a Kent, il sintomo mentale prevale su tutti gli altri. Ha predominanza assoluta. Per altri, tendenzialmente di scuola pluralista, lo psichismo deve essere considerato insieme ai sintomi generali e locali più importanti e accentuati. Per argomentare questa discussione sarebbe opportuno tornare alle origini del nostro mestiere, vale a dire ad Hahnemann, nostro padre fondatore, prima (degni figli di Edipo) di recidere il cordone ombelicale.

Al § 210 dell'Organon Hahnemann scrive: "In tutti i casi di malattia occorre considerare nel loro insieme lo stato psichico del soggetto come uno dei principali sintomi per tracciare un'immagine fedele della malattia e guarire omeopaticamente".

Al § 211: "Lo stato mentale del malato diventa spesso, in una selezione di medicamenti omeopatici, l'elemento più determinante perché costituisce una delle manifestazioni più caratteristiche che non deve sfuggire alla nostra osservazione".

Al § 213: "Non si guarirà mai in modo omeopatico, poiché casi individuali di malattia, anche acuta, se non si saranno considerati simultaneamente i cambiamenti avvenuti nelle condizioni psichiche del soggetto. Allo stesso modo non si guarirà se non sarà scelto un medicamento nel quale la patogenesia contenga non solo i sintomi identici a quelli del malato, ma anche uno stato psichico simile a quello del malato".

Nella nota che chiarisce il paragrafo vengono fatti quattro esempi: "L'Aconito non produce mai guarigioni durevoli in un carattere tranquillo, calmo e paziente né Nux Vomica in un carattere dolce e flemmatico, né Pulsatilla se è testardo, gioviale e ottimista o Ignatia in un uomo di umore stabile, incrollabile, capace di sopportare vessazioni e dolore".

Tutto ciò compare nel capitolo dell'Organon che tratta le malattie mentali. Appare dunque che Hahnemann valorizza al I grado, il più importante, il sintomo psichico, considerandolo dominante su tutti gli altri. Occorre ricordare che tutti questi paragrafi dell'Organon appartengono alla parte dell'opera dedicata alle malattie psichiatriche e ciò può quantomeno spiegare, se non relativizzare, queste affermazioni.

Più in alto al §7, in apertura della sua opera, Hahnemann ci invita, se non intima chiaramente, a prendere in considerazione la totalità dei sintomi patologici sviluppati dal malato: la "totalità totalizzante" di Sartre. "È l'insieme dei sintomi la cui immagine esteriorizza l'essenza stessa della malattia che deve essere considerata per trovare il rimedio appropriato". E ancora: "In tutti i casi di malattia la totalità dei sintomi deve essere la preoccupazione principale, l'oggetto unico, dell'attenzione del medico". "Uno solo dei sintomi presenti è della malattia come un solo piede dell'uomo tutto intero".

Il §18 conferma: "Si può affermare irrefutabilmente che la totalità dei sintomi e circostanze osservate in ciascun caso individuale è l'unica indicazione che possa guidare alla scelta del rimedio". Chiaro, netto, preciso. Se vogliamo guarire, dobbiamo individuare il rimedio sulla totalità, l'insieme dei sintomi che riflettano l'immagine esatta del malato nella sua malattia.

È là che la concezione pluralista trova forza e giustificazione. La nozione di similitudine estesa implica la prescrizione, nello stesso malato, di più rimedi che possano coprire in modo ragionevole la maggioranza dei sintomi. Rimedi d'azione mirati sui sintomi psichici ma anche sui sintomi locali, rimedi di fondo che integrino diatesi e costituzione permettendo di riflettere al meglio la personalità del paziente e di arrivare in profondità, all'essenza della coppia "malato e sua malattia", nel suo presente e nel suo avvenire. In questo modo acuto e cronico potranno essere trattati. Il sintomo psichico è importante perché assai personale. È evidente. Deve però integrarsi con il "totale totalizzante": l'insieme del quadro clinico, il solo capace di assicurare il successo. La lettura dell'Organon ce ne informa.

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