Scozia, Ospedale Omeopatico di Glasgow: l’isola che non c’è… in Italia!

Pubblicato il 15/10/2010

Categorie: Attualità

Autori: Nunzio Chiaramida

Fonte: Il Granulo

Scozia, Ospedale Omeopatico di Glasgow: l’isola che non c’è… in Italia!

L'Ospedale Omeopatico Glasgow è stato costruito nel 2000

Luglio 2007. Dopo pochi minuti di percorso dalla stazione centrale di Glasgow, si esce dalla metropolitana e ci si trova immersi nel verde, si percorre un viottolo costeggiato da piante di lamponi e si arriva ad un piazzale dove un cartello domina sulle macchine posteggiate: "For homeopathic patients only". È la conferma che si è sulla strada giusta.

L'edificio t'appare all'improvviso, appena girato lo sguardo. Sulla facciata campeggiano inconfondibili insegne che lo identificano: siamo proprio al cospetto del Glasgow Homeopathic Hospital, Centre for Integrative Care. Le due scritte indicano la duplice natura dell'ospedale: centro di eccellenza per l'omeopatia, ma anche centro per una integrazione tra le cosiddette medicine complementari e la medicina convenzionale. L'ospedale, infatti, ospita locali per l'agopuntura ed altre medicine complementari utilizzate insieme all'omeopatia ed in modo integrato con la medicina tradizionale all'interno di programmi d'incremento del benessere della persona.

Entrati nel GHH, gli addetti alla reception indirizzano i pazienti negli ambulatori o presso gli ambienti di ricovero. Percorrendo il piano terreno ci si rende conto che l'ambiente è piacevolmente luminoso grazie alla luce filtrante da passaggi lungo le pareti del piano superiore. Anche tutte le pareti esterne delle stanze, sia di ricovero sia ambulatoriali, sono formate da una vetrata che dà su un giardino ben curato. I letti di ricovero sono di legno, così come le infrastrutture.

La realizzazione dell'edificio, costruito nel 2000 in un'area periferica della zona in cui sorge il Gartnavel Hospital di Glasgow, è dovuta alla sensibilità dell'opinione pubblica e a quella dei medici che lavorano nell'ospedale. Indetto un regolare concorso, è stato scelto il progetto architettonico che più degli altri aveva tenuto in massima considerazione l'importanza della luce e del verde. Uno dei concetti fondamentali su cui è stata basata la realizzazione dell'ospedale è che un ambiente destinato alla cura di malattie e a favorire la guarigione deve rispettare criteri di costruzione che perseguano l'armonia e la bellezza, per permettere la crescita e la maggiore consapevolezza di sé del paziente, condizioni necessarie per attivare la forza vitale verso la guarigione.

Saliti al primo piano dell'edificio, si è calamitati verso il paradiso sognato da ogni studente d'omeopatia: una ricca biblioteca che mette a disposizione sia volumi storici, come il testo di Hufeland citato dallo stesso Hahnemann, sia i testi più moderni e le riviste contemporanee. A completare, un ricco catalogo d'audiocassette dei maggiori seminari svolti dai più grandi omeopati negli ultimi decenni. All'ingresso della biblioteca, tra vari altri cimeli, una vetrina espone le foto del vecchio ospedale e d'alcuni illustri omeopati del passato che hanno dato un contributo fondamentale per lo sviluppo dell'omeopatia a Glasgow, come Boyd e Gibson Miller. La biblioteca si apre su un ampio terrazzo, pieno di fiori, parte integrante degli ambienti dedicati allo studio.

II GHH dispone di quindici letti: il ricovero può avvenire sia direttamente sia attraverso il trasferimento da altri reparti dell'ospedale centrale. L'ospedale omeopatico, infatti, è perfettamente integrato con i reparti ospedalieri di medicina convenzionale degli altri edifici del Gartnavel Hospital: esiste una stretta collaborazione tra medici in modo tale che i casi non risolti con le terapie convenzionali possono essere trasferiti nell'ospedale omeopatico e viceversa. È sempre possibile chiedere una consulenza specialistica reciproca.

Inoltre, non c'è un indirizzo omeopatico prevalente sugli altri, ma ogni medico omeopata è libero, secondo il suo percorso di studi personale, di applicare liberamente il tipo di terapia omeopatica verso la quale si sente più portato. Convivono nell'ospedale le differenti correnti dell'omeopatia: ciò può rappresentare un'opportunità in più anche per la crescita e il confronto tra i medici. Da rilevare che gli omeopati del GHH sono molto uniti per il progresso dell'omeopatia rispetto al mondo accademico convenzionale e ciò ha permesso loro di resistere agli immancabili attacchi esterni.

Gli ambulatori sono stati realizzati in modo da eliminare qualsiasi barriera tra medico e paziente e rendere sempre presente un contatto visivo. Infine, l'ospedale ha una fornitissima farmacia omeopatica, dove i pazienti possono direttamente ritirare i rimedi prescritti.

Si può accedere all'ospedale tramite richiesta dei medici di base o per trasferimento dagli altri reparti dell'ospedale principale. Tutte le attività sono convenzionate ed erogate dal Servizio Sanitario. Il 40% dei medici di base scozzesi utilizza l'omeopatia. I corsi d'aggiornamento più frequentati dai medici di base scozzesi sono quelli in omeopatia (non pochi omeopati del GHH hanno iniziato la loro carriera come medici di base): così migliora l'assistenza, come comprovano questionari rivolti ai medici di base da cui risulta in maniera netta che l'approccio olistico al paziente ha migliorato le loro capacità cliniche e la loro soddisfazione professionale, così come indagini effettuate sui pazienti evidenziano il miglioramento del rapporto medico paziente e della reciproca comprensione.

L'utilizzo dell'omeopatia nel Servizio Sanitario Britannico ha comportato risultati clinici e di farmacoeconomia di particolare rilievo, come testimoniano i risultati dell'attività del GHH. Presi in considerazione circa 200 pazienti affetti da malattie croniche dimessi dal GHH, sono stati seguiti per un periodo di 3-6 mesi dalla dimissione: ciò ha permesso di constatare che hanno avuto bisogno del 41% in meno di visite di controllo ambulatoriali, 41% in meno di consumo di farmaci convenzionali, 53% in meno d'ulteriori ricoveri ospedalieri.

In uno studio su 100 pazienti seguiti soltanto ambulatorialmente, cioè senza necessità di ricovero, per i quali le terapie convenzionali avevano fallito nell'81% dei casi, dopo 1 anno di trattamento omeopatico si registrava: nel 61% dei casi una situazione di benessere, nel 37% una riduzione dei farmaci convenzionali. Questi risultati, già molto positivi, migliorano ulteriormente nel secondo e nel terzo anno di trattamento omeopatico. Concludendo in modo ironico, sorge spontanea una domanda: "Dobbiamo indossare il kilt ed imparare a suonare la cornamusa per avere tale tipo d'assistenza (pubblica) in Italia?"


Per saperne di più:

1.Lewith G. Reilly D. Integrating the complementary. NHS Yearbook 1999 pages 46-48 publ medical information. Reproduced from NHS doctor and commisioning GP summer 98:50-52
2.Spence DS .Thompson EA. Barron SJ. Homeopathic treatment for chronic disease:a 6 year university -hospital outpatient observational study. J Altern Complement Med 2005 11; 11:793-798 (risulta disponibile l'intero testo su http:// lieberton-line.com/toc/acm/11/5).

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