L'Omeopatia e le sue prime battaglie. Saperne di più per una scelta responsabile

Pubblicato il 03/01/2014

Autori: Antonella Ronchi

Fonte: Fiamo

L'Omeopatia e le sue prime battaglie. Saperne di più per una scelta responsabile

L'Omeopatia ha sempre avuto una storia controversa per le resistenze da parte della Medicina accademica ufficiale e per le sue scarse capacità di sviluppo scientifico

Paolo Bellavite ha curato la traduzione, le note e la presentazione di questo piccolo, interessante libro francese il cui titolo originale è L'omeopatia e i suoi aggressori.

Il titolo originale mette senza tanti complimenti l'accento sugli ostacoli, addirittura le aggressioni, che questa medicina si è trovata a fronteggiare fin dal suo esordio.

Questo testo è stato scritto nel 1836 dal Segretario della Società Omeopatica Lionese dopo l'esperienza che alcuni medici omeopati provenienti proprio da Lione avevano vissuto l'anno prima, nel 1835, a Marsiglia, dove erano andati per prestare la loro opera dante l'epidemia di colera che aveva attaccato la città. Dice Bellavite che “l'argomento è l'integrazione o, da un'altra prospettiva, la dis-integrazione delle conoscenze e dei diversi approcci terapeutici. L'occasione è l'affronto di un'epidemia di colera, ma il dibattito abbraccia orizzonti molto vasti e problematiche epistemologiche non banali”.

Nel testo sono descritte le difficoltà incontrate dai medici omeopati per farsi assegnare un ambulatorio dove poter visitare e seguire i pazienti, la risoluzione da parte della medicina accademica di consentire il trattamento omeopatico solo a pazienti che non avevano risposto alle terapie convenzionali, ormai in fase terminale, la posizione pregiudizialmente contraria a un sistema di cura che appariva come nuovo e differente da quello allora in uso.

Ancora adesso dopo più di 150 anni ci troviamo ad affrontare le stesse difficoltà e a dibattere gli stessi temi.

Lo scenario è cambiato, certamente gli strumenti terapeutici della medicina convenzionale hanno avuto un'evoluzione impressionante soprattutto negli ultimi 70 anni, di pari passo con l'approfondimento della conoscenza dei meccanismi patogenetici alla base di tante malattie. Non sono quindi più sostenibili alcune accuse che venivano rivolte dagli omeopati ai medici convenzionali del loro tempo. Ma assistiamo contemporaneamente alla crescita di patologie nuove, prima rare o sconosciute e soprattutto di patologie croniche che sfidano le potenzialità della medicina moderna. La medicina omeopatica si pone ancora, come allora, in una posizione di critica, di rottura, di reale alternativa nel momento in cui rivendica la legittimità di prendere in carico pazienti che comunque troverebbero nell'allopatia perlomeno un sollievo sintomatico.

I medici omeopati non sfuggono il confronto, nel 1800 come adesso, fedeli a quanto Hahnemann fin dal 1817 aveva affermato: questa dottrina si rifà non in modo prevalente bensì esclusivo al verdetto dell'esperienza - “ripeti l'esperienza” proclama a gran voce, “ripetila accuratamente e con cura e ad ogni passo troverai conferma della dottrina” - e fa quello che nessuna dottrina medica, nessun sistema cosiddetto terapeutico è finora riuscito a fare, cioè insiste sul'“essere giudicata dai risultati”.

Credo che qui si collochi il nodo della problematica: come si debbano valutare i risultati in funzione di ciò che si intende per cura. Nel capitoletto dedicato alla critica della terapia allopatica Dessaix dice esattamente questo: che l'allopatia non cura la malattia ma solo delle sue espressioni e che solo l'omeopatia, grazie alle conoscenze che originano dalla sperimentazione sull'uomo sano, è in grado di curare con lo specifico, non di quel nome di malattia, ma di quel soggetto malato.

Alla luce di queste affermazioni ci dobbiamo porre una volta di più il significato del termine integrazione, attualmente inflazionato fino a farne un concetto che in certi momenti e contesti è fonte di un irrefrenabile disgusto.

L'integrazione che ci piace è un ampliamento del ventaglio delle possibilità per un medico, che in scienza e coscienza sceglie per il malato il metodo di cura col miglior rapporto costo-beneficio.

E' il rispetto per punti di vista differenti, che si confrontano sul terreno della cura ampliando la prospettiva e che, per la loro specifica natura esigono sistemi di valutazione specifici.

La sfida è ancora tutta da giocare.

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