Trattamento omeopatico dell'influenza

Pubblicato il 23/12/2013

Categorie: Repertorizzazione

Autori: Vincenzo Mengano

Trattamento omeopatico dell'influenza

L'omeopatia può essere di enorme aiuto nel trattamento della sindrome influenzale

Il Dr. Vincenzo Mengano ci presenta un estratto del suo libro "Influenza e Omeopatia", in cui spiega in modo preciso l'approccio omeopatico a questa malattia molto comune. In questo estratto propone la trattazione completa di quattro dei numerosi rimedi omeopatici che possono essere utili nel trattamento della sindrome influenzale.

 

In Omeopatia, la Materia Medica corrisponde ad un compendio dei sintomi di ciascun rimedio, sia di quelli puri, sperimentali, raccolti nel corso delle sperimentazioni sull'uomo sano e curati nel soggetto malato sulla base del principio della similitudine, sia di quelli clinici, vale a dire di quei sintomi che, pur non essendo prodotti dal rimedio durante il proving, vengono ugualmente curati dallo stesso, così com'è emerso nel corso di due secoli di pratica terapeutica.

In questo nostro specifico ambito, limitato ad una sindrome clinica ben circoscritta (l'influenza), verranno delineati quei tratti del medicamento che meglio lo possono caratterizzare in relazione alla sindrome stessa.

Tuttavia, si è voluto anche dare un'idea generale del rimedio omeopatico - specialmente in attinenza alle malattie acute - che deve sempre accompagnare la scelta prescrittiva per un maggiore successo terapeutico; non bisogna limitarsi, infatti, al rilievo di singoli sintomi staccati l'uno dall'altro, ma cercare di intravedere un'analogia complessiva tra quadro clinico e fenomenologia del rimedio collegando i vari pezzi del mosaico a vantaggio di quella globalità terapeutica che rappresenta il presupposto per una completa guarigione.

Ovviamente, non ci potrà mai essere una totale sovrapposizione tra i sintomi del rimedio, così come descritto nella Materia Medica, e i sintomi del caso clinico: come ribadisce M.L. Tyler, quelli che contano sono i sintomi "positivi" (cioè i sintomi presenti nel caso) corrispondenti al rimedio e non quelli "negativi" (cioè quelli che sono citati nella Materia Medica, ma assenti nel caso stesso).

Ora tratteremo in modo estremamente schematico e succinto solo 4 dei numerosi rimedi omeopatici che di solito sono utili nel trattamento della sindrome influenzale.

Aconitum napellus
Rimedio per eccellenza dei disturbi acuti, sia fisici che psichici, a esordio brusco, violento e degli stati infiammatori iniziali (è controindicato nella fase suppurativa e nelle forme protratte o torpide). Secondo T.P. Paschero, non è più indicato quando compare sudorazione o essudazione.
Presenta una sindrome caratterizzata da:
- febbre;
- eccitamento nervoso che si manifesta con paura angosciante, irrequietezza ansiosa, paura di morire;
- sete;
- polso arterioso pieno e duro, tipico dello stato pletorico del soggetto;
- aggravamento di sera e notte;
- raffreddamento per esposizione a freddo secco e vento freddo;
- tosse secca;
- dispnea.

Tra le cause della sindrome di Aconitum possono rientrare anche il colpo di calore e fattori psichici come la paura, lo spavento, un trauma psichico, ecc.
Ci possono essere dolori lancinanti associati a sensazione di formicolio, pizzicore, intorpidimento; si può avvertire bruciore interno.
A volte, nel gusto, ha la sensazione che tutto sia amaro, eccetto l'acqua.

Belladonna
Produce, e quindi cura omeopaticamente, un quadro sindromico acuto, repentino, anche violento, caratterizzato da:
- iperestesia sensoriale ed eccitazione nervosa;
- congestione vascolare;
- flogosi caratterizzata da "rossore, calore, gonfiore e dolore" in mucose, cute e ghiandole (fase iniziale o pre-suppurativa);
- febbre;
- dolori che insorgono e cessano rapidamente, aggravati dal movimento, dalle scosse e dal freddo;
- nella sua sintomatologia febbrile più conclamata presenta aggravamento di pomeriggio, sera o notte, e febbre alta con cute arrossata, che emana calore scottante e può, o meno, presentare sudorazione nelle parti coperte o in testa;
- a volte le mani e i piedi sono freddi, a differenza del resto del corpo;
- faccia arrossata e congestionata (occhi brillanti con pupille dilatate e carotidi pulsanti);
- mucose secche e arrossate (progredendo nel tempo, l'infiammazione può produrre un colorito rosso scuro);
- sensibilità al freddo;
- delirio attivo, violento, che può diventare addirittura furioso;
- allucinazioni;
- spasmi viscerali e muscolari fino alle vere convulsioni febbrili.

Nella pratica quotidiana si incontrano, di solito, quadri sintomatologici più sfumati, meno gravi.
Belladonna non è indicata nelle condizioni cliniche croniche o recidivanti, dove può solo palliare; spesso il suo rimedio complementare, in questi casi, è Calcarea carbonica.

Bryonia alba
Produce una sintomatologia flogistica e febbrile meno acuta, rapida e violenta di Aconitum e Belladonna, ai quali può seguire. I sintomi principali sono:
- secchezza delle mucose (secchezza di bocca, labbra e lingua che può presentare una patina biancastra, sete intensa per grandi quantità di acqua, tosse secca, stipsi con feci secche e dure);
- possibile essudazione delle sierose (versamento a livello di articolazioni, pleura, ecc.);
- la caratteristica principale di questo rimedio è l'aggravamento con il movimento di tutti i suoi disturbi:
-- durante la febbre giace quieto, fermo, facendo pressione sulle parti dolorose;
-- può presentare dolori agli arti, di tipo trafittivo, che si acuiscono muovendosi, perfino il movimento degli occhi provoca dolore;
- può avere delirio: parla di affari o dice che vuole andare a casa;
- può esserci aggravamento febbrile verso le ore 21 e prima di mezzanotte;
- irritabilità;
- cefalea, spesso mattutina;
- peggioramento dopo mangiato.

Gelsemium sempervirens
Ha proprietà tossiche che colpiscono principalmente il sistema nervoso centrale nella sua componente motoria, per cui produce, e quindi cura omeopaticamente, una serie di sintomi quali:
- profondo senso di prostrazione, pesantezza e debolezza muscolare con tremori e incoordinazione motoria fino alla paralisi vera e propria (generalizzata o limitata ad alcuni distretti come l'occhio, la lingua, la laringe, l'esofago, i muscoli respiratori, gli sfinteri, gli arti, ecc.);
- torpore e/o sonnolenza;
- desiderio di starsene solo, tranquillo;
- vulnerabilità emotiva a ogni forma di eccitamento (spavento, paura, cattive notizie);
- ansia da anticipazione, soprattutto per impegni pubblici;
- possibile espressione inebetita, con colorito paonazzo, ptosi palpebrale;
- disturbi della visione con offuscamento visivo e/o diplopia, midriasi ecc.;
- vertigine con paura di cadere e barcollamento;
- cefalea occipitale, che si estende dalla nuca alla fronte e migliora con un'abbondante minzione;
- dolori profondi di tipo nevralgico o mialgico;
- polso arterioso molle e debole, a volte irregolare (con sensazione che il cuore si fermi se non si muove);
- diarrea emotiva;
- rinite con starnutazione;
- disfagia.

Nelle sindromi febbrili, oltre ai sintomi citati, può presentare brividi che corrono su e giù per la schiena e mancanza di sete; tali sindromi spesso possono insorgere per raffreddamento nel corso di inverni miti (J. T. Kent).
La febbre di Gelsemium (come Bryonia e Ferrum phosphoricum) non presenta l'esordio brusco né la violenza di Aconitum e di Belladonna.

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