La lettera di un medico omeopata a Gramellini

Pubblicato il 07/06/2017

Categorie: Attualità

Autori: Alberto Magnetti

Fonte: Appuntamento con l'omeopatia

La lettera di un medico omeopata a Gramellini

La dottoressa Marialisa Angeli ha pubblicato una lettera in risposta all'articolo di Gramellini sul piccolo di Ancona morto per encefalite. Ritengo debba essere letta da tutti e soprattutto da Gramellini.

Saint Pierre 30/maggio/2017

Caro Signor Gramellini,
sono un medico di 63 anni e, da quando mi sono trasferita in Valle d'Aosta, otto anni fa, il mio quotidiano di riferimento è diventato  La Stampa. Il suo " Buongiorno" è spesso stato per me  un vero buongiorno, quasi dato da un amico: raramente mi sono trovata in contrasto con le sue idee e molto frequentemente ho apprezzato il suo sguardo umanamente ricco su eventi grandi e piccoli della vita quotidiana. Sabato scorso mi trovavo a Milano, le racconto poi a fare cosa, ed ho letto il suo "Caffè" sul Corriere della Sera.

Per sgombrare il campo da possibili equivoci, le dico che mi sono laureata in Medicina e Chirurgia  e poi specializzata in Clinica Pediatrica e successivamente in Clinica Odontostomatologica all'Università degli Studi di Firenze, ogni volta col massimo dei voti e Lode. Ho faticato per laurearmi perchè i mezzi della mia famiglia erano davvero pochi, ma ho amato ed amo moltissimo la mia professione, prima come Pediatra, poi come Pedodontista e soprattutto, e vengo al punto, come Omeopata. Sì, Signor Gramellini, da vent'anni studio omeopatia (e spero di continuare a studiarla fino alla fine dei miei giorni) e da quindici la pratico in modo esclusivo presso il mio studio privato.

Sabato scorso ero a Milano per assistere ad uno dei seminari del Dottor Roberto Petrucci: forse lei non lo conosce, ma è un medico omeopatico famoso nel mondo.

Il suo " Caffè" mi è andato per traverso e sono scivolata anch'io nel giudizio facile e rabbioso, ma poi mi è venuta voglia di scriverle perchè mi sono detta che, nei suoi panni, avrei forse potuto gradire gli spunti che desidero darle ed eccomi qua a riprendere alcuni momenti del suo scritto.

A parte l'orribile accenno al cervello dei genitori di Francesco, e questo, mi scusi, avrebbe proprio potuto tralasciarlo, lei sembra farsi forte del suo incontro con Christian Boiron per permettersi di parlare di omeopatia. Secondo quanto lei riferisce, Christian Boiron avrebbe affermato di diffidare di chi si cura solo con l'omeopatia. Vede signor Gramellini, è possibile che il Signor Boiron non abbia mai davvero frequentato omeopati unicisti. Mi spiego.

Oggi si dà un'enorme importanza alla terapia e si discute sui diversi metodi di cura dimenticando che, a monte della cura, c'è la  diagnosi e si dà per scontato che la diagnosi possa venire posta in un unico modo: l'esclusiva  raccolta e  correlazione fra i sintomi fisici. Ecco, l'Omeopatia è una Medicina che  amplia la diagnosi non limitandola al solo inquadramento nosologico. Viene presa  in  considerazione anche  tutta un'altra serie di elementi quali ad esempio le modalità di manifestazione dei sintomi  ed aggiunge a quelli fisici anche sintomi emozionali e mentali: da questo insieme scaturisce  la diagnosi omeopatica unicista della quale è possibile  che lei non abbia mai sentito parlare.

Se consideriamo l'omeopatia solo come un metodo terapeutico, cioè un sistema di sostituzione di un certo farmaco chimico con un suo, supposto, corrispettivo omeopatico, abbiamo capito davvero poco ma, in questa esclusiva accezione, posso anche dirmi d'accordo con Christian Boiron: questo modo di fare omeopatia però corrisponde a tradurre un testo con l'uso esclusivo del dizionario, sostituendo un vocabolo con un altro senza la minima conoscenza e comprensione di tutti gli altri elementi della lingua. La prego, cerchi di immaginare cosa sarebbe la Divina Commedia così tradotta! Ritengo inoltre che l'essere umano sia più complesso del Poema di Dante.

Il suo scrivere a proposito di "persone deboli che non riescono a vivere senza appoggiarsi a un dogma" come pure bisognose di una "verità assoluta che li dispensi dalla fatica di adeguare il comportamento alle situazioni" mi scusi ma lo ritengo davvero un giudizio affrettato emesso  da una persona che scrive senza conoscere di cosa sta parlando perchè, questa fatica di adeguare il comportamento alle situazioni, Signor Gramellini, è proprio quella che facciamo tutti i giorni, è quello che ci contraddistingue e non abbiamo dogmi ma, se vuole, la "mania" di osservare e correlare.

Vede, noi omeopati unicisti, conosciamo i protocolli della medicina ufficiale ma, proprio per il tipo di diagnosi che succintamente le ho esposto prima, ogni volta non ogni paziente, ogni volta, anche nello stesso paziente, dobbiamo ascoltare, guardare, toccare, annusare, ragionare, riconoscere il personalissimo quadro che abbiamo davanti e solo dopo agire di conseguenza col comportamento medico che riteniamo più efficace in prudenza e coscienza.

Ad Ancona sicuramente c'è stato un tragico errore e ne siamo tutti addolorati ma, come ha ribadito la nostra Presidente Dott. Antonella Ronchi, se un cardiologo sbaglia cura, non si mette in dubbio la cardiologia!

Se lei davvero, come spero e come ho creduto in tutti questi anni, non è uno dei tanti che si unisce al coro senza sapere chi sta gratuitamente offendendo, la invito a cercare pubblicazioni e conferenze dei grandissimi fisici Eugenio Preparata ed Emilio Del Giudice (basta che clicchi i loro nomi accanto alla voce omeopatia) e di Vittorio Elia, solo per citarne alcuni, e vedrà che la Scienza, quella con la S maiuscola, è profondamente interessata all'Omeopatia.

Se poi vuole capire cosa fanno e  chi sono quei medici in questo momento così tanto attaccati, la invito a leggere l'Organon dell'arte di Guarire, il testo fondamentale scritto due secoli fa da Samuel Hahnemann, il medico sassone padre della Medicina Omeopatica; se lo farà, scelga la traduzione del Dottor Giuseppe Fagone il quale, grazie alla sua cultura e al suo amore, e se lei non è un bluff sa cosa intendo per amore, ha reso questo testo molto più chiaro. E se poi le dovesse capitare di innamorarsene e cambiare idea, stia tranquillo, non sarà né il primo né l'ultimo a cui accade.

La ringrazio di avermi ascoltata e le auguro ogni bene e, soprattutto, di non perdere mai la curiosità che le permette di andare alle fonti.

Marialisa Angeli

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