Omeopatia, Istat e... mezzo pollo

Pubblicato il 22/10/2010

Categorie: Aromaterapia

Autori: Pietro Gulia

Fonte: Il Granulo

Omeopatia, Istat e... mezzo pollo

Oggi ho mangiato un pollo intero; tu sei stato a digiuno completo. Per la statistica, che valuta il consumo di pollo pro capite, abbiamo mangiato mezzo pollo a testa. D'accordo, la storiella è vecchia ed ingiusta verso la disciplina statistica ma serve a ricordarci che si può correre il rischio di affermazioni che non corrispondono alla realtà nell'interpretazione priva di razionalità dei risultati di una ricerca statistica. Peggio ancora se dall'interpretazione trapela un pizzico di malafede o, quantomeno, di giudizio affrettato ed avventato.

I fatti
22 Agosto: l'Istat rende noti i risultati di un'indagine in cui si sostiene che, dal 2000 al 2005, il numero di pazienti che ha utilizzato i granuli omeopatici, i farmaci fitoterapici, l'agopuntura e la chiropratica, almeno una volta negli anni ultimi tre anni è gradualmente sceso da 9 a 7,9 milioni (13,6% della popolazione italiana). Un milione di persone in meno.
Il rapporto Istat non dice nulla circa le cause di questa diminuzione.

La riduzione del numero di utenti dell'omeopatia (ma il 7% d'italiani, cioè 4 milioni, che si cura solo e soltanto omeopaticamente non è certo una cifra modesta!) è una realtà di cui molti medici omeopati si sono resi conto ben prima della conferma statistica. Quali le cause? È probabile che, in minima parte abbiano a che fare con disaffezione, delusione o sfiducia (come sottolineano i denigratori), soprattutto in chi si avvicina all'omeopatia con aspettative miracolistiche e resta deluso nel rendersi conto che l'omeopata è un medico e non un mago né un santone.

Maggiormente, però, hanno pesato le difficoltà economiche che hanno colpito le famiglie italiane negli ultimi anni, dall'era dell'Euro: l'aumento del costo della vita si è fatto sentire anche sulla disponibilità delle famiglie a spendere di tasca propria per affrontare un trattamento omeopatico che, in Italia, al contrario di altri paesi europei, pesa completamente sulle spalle del singolo cittadino.

Se prima un paziente andava dall'omeopata tre volte l'anno, adesso ci va una volta e se prima era tutta la famiglia — padre, madre, figli — a curarsi omeopaticamente, adesso i genitori si fanno da parte per consentire ai figli di continuare il trattamento. È la stessa indagine Istat a fornire prova di ciò: il numero di bambini e ragazzi fino a 14 anni che segue l'omeopatia è rimasto immutato nei 5 anni presi in considerazione.

Dunque, molti genitori continuano a considerare l'omeopatia necessaria per la salute dei loro figli: è difficile pensare che siano tutti genitori impazziti o irresponsabili!

Chi ricorre all'omeopatia?
L'Istat fornisce dati sull'identikit e la distribuzione geografica del paziente omeopatico.

Scarsa la diffusione tra chi ha livello d'istruzione basso o molto basso, modesta tra operai (12%) e pensionati (9%), la stragrande maggioranza dei pazienti omeopatici è costituita da persone con livello d'istruzione alta o medio-alta: laureati o diplomati, soprattutto dirigenti, imprenditori, liberi professionisti, impiegati.

E' verosimile che scelga l'omeopatia chi ha più facile accesso all'informazione, chi ha strumenti culturali e conoscenze per valutare pro e contro dei trattamenti medici ed in grado di scegliere razionalmente ed, infine, chi ha più disponibilità economica. Inoltre, l'omeopatia si sceglie soprattutto al Nord e al Centro Italia: di nuovo, regioni più ricche, dove si leggono più giornali, dove Internet è più diffuso, dove si vendono più libri, dove il reddito medio è più alto, ecc.

Ecco qui i veri punti su cui i dati Istat invitano a riflettere. Chi ha più facile accesso ad un'adeguata informazione è più portato ad operare la scelta a favore dell'Omeopatia. Allora è proprio necessario che l'informazione al riguardo sia più diffusa e più corretta (é quello che la FIAMO fa); è necessario e obbligatorio per un Paese che vuole essere democratico e non creare discriminazioni in base al reddito che ci siano leggi che regolamentino studi che garantiscano la preparazione del medico omeopata, che organizzino strutture sanitarie presso cui una fetta più larga della popolazione possa usufruire di adeguate e vere cure omeopatiche (non delle false cure omeopatiche, purtroppo così diffuse a discapito degli utenti, grazie anche al vuoto legislativo italiano).

E' necessario che il Parlamento, le ASL, le Università vadano incontro ad un'esigenza e richiesta di salute attraverso l'omeopatia che molti italiani richiedono e che molti altri sceglierebbero se ne avessero la possibilità economica o se potessero accedere a strutture sanitarie affidabili.

Livello di soddisfazione
Molto alta è la soddisfazione per i risultati raggiunti tra chi utilizza l'omeopatia: il 71,3%! Il 21,9% dichiara di aver ricevuto benefici parziali ed il 6,8% di non averne avuto. Più è alto il livello d'istruzione maggiore è il grado di soddisfazione che, invece, decresce all'aumentare dell'età dell'utilizzatore.

Questo ultimo dato andrebbe ponderato. Le persone anziane che si rivolgono all'omeopatia spesso presentano patologie croniche gravi, con irreversibili danni anatomici e, di solito, sono sotto intensi trattamenti farmacologici convenzionali: situazioni, in modo particolare l'uso di troppi farmaci convenzionali, che rendono molto difficoltoso un adeguato trattamento omeopatico, talora impossibile. Ancora una volta è singolare che tra gli ultra-sessanticinquenni siano coloro dotati di titolo di studio più elevato a dichiarare di aver utilizzato in maniera esclusiva o prevalente i trattamenti non convenzionali.

Cosa ne pensa la gente?
Utilizzatori o meno dell'omeopatia, il 48,8% degli italiani (quasi la metà) ne dà un giudizio positivo, soprattutto chi ha dai 25 ai 54 anni e, al solito, chi ha un titolo di studio più elevato. I diffidenti sono soprattutto tra coloro che non ne hanno mai fatto uso, specialmente al Sud. Chi fa uso dei granuli omeopatici ne ha un giudizio nettamente positivo nel 93,1%!

Omeopatia e stato di salute
C'è un ultimo dato fornito dall'Istat che merita essere considerato: sceglie l'omeopatia soprattutto chi gode di buone condizioni di salute. Fin troppo facile affermare che si cura omeopaticamente chi non ha nulla, visto che "l'omeopatia è la terapia del nulla" per citare una delle più usate denigrazioni.

L'esperienza di ogni omeopata, i dati pubblicati negli Atti dei congressi omeopatici italiani e stranieri e su giornali specializzati, la testimonianza dei pazienti stessi, comprovano che si possono affrontare, curare, guarire anche patologie gravi con il trattamento omeopatico o con una saggia combinazione di cura omeopatica e razionale trattamento con farmaci convenzionali. In quest'ultimo caso i vantaggi per il paziente sono molteplici: minor uso di farmaci ed a dosaggi meno pesanti, riduzione d'effetti collaterali, miglioramento della qualità della vita. Tutto ciò si traduce anche in minori costi sanitari, quindi, in risparmio per le casse dello Stato e, in definitiva, per ciascun contribuente.

Un'altra considerazione non va tralasciata: le malattie croniche iniziano blandamente, con piccoli ma fastidiosi disturbi, di modesta rilevanza (come si dice in gergo medico) spesso sottovalutati dai medici che, non avendo strumenti per valutarli ed affrontarli, si limitano a considerarli, con un imbarazzo celato da un paternalistico sorriso di consolazione, come disturbi neurovegetativi che prima o poi passano da sé, in realtà il paziente non ha nessuna malattia perché, per esempio, gli esami del sangue o la risonanza magnetica non hanno dimostrato nessun danno agli organi, sottintendo che altro non sarebbero se non il frutto della suggestionabilità del paziente.

Purtroppo non è così. Il sapere considerare anche le iniziali alterazioni della condizione di benessere come meritevoli d'attenzione e di trattamento significa spesso eliminare nelle prime fasi squilibri dello stato di salute che, lasciati a se stessi, si tradurranno in disturbi e malattie gravi. Se gli omeopati riescono a mantenere in buona salute i pazienti per anni e decenni grazie alla possibilità di intervenire anche nelle fasi inizialis-sime di una malattia, vuol dire che hanno i mezzi per mettere in atto una vera medicina preventiva.

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