Domande ad un farmacologo e tossicologo sull'Omeopatia

Pubblicato il 12/02/2008

Categorie: Estratti Libri - Recensioni

Autori: Roberto Gava

Domande ad un farmacologo e tossicologo sull'Omeopatia

D: Molti sostengono che i rimedi omeopatici sono paragonabili all'acqua fresca e che pertanto agiscono solo come un placebo.
R: Quando scoprii l'esistenza dell'Omeopatia, la mia prima preoccupazione fu quella di dimostrare a me stesso che non fosse un inganno. La provai allora su di me, poi su dei bambini piccoli e infine su degli animali. Con queste due ultime prove volevo escludere ogni effetto placebo: il neonato e l'animale, infatti, non sanno se stanno assumendo una medicina o una caramella o un cibo qualsiasi. La sperimentazione su me stesso, comunque, fu quella che mi colpì di più. La prima dose omeopatica che assunsi fu Tubercolinum 200Ch. Ricordo ancora quella bella giornata d'agosto in cui il mio normalissimo stato di benessere fu totalmente sconvolto nel giro di poche ore: mi venne una febbricola molto fastidiosa con un'astenia così intensa che restai 3 giorni passando dal letto ad uno sdraio, quasi privo della capacità e della voglia di compiere una qualsiasi azione (mi conosco sufficientemente bene per sapere quanto sia difficile tenermi fermo sia fisicamente che mentalmente addirittura per 3 giorni!). Quella sintomatologia non era sicuramente un effetto placebo, perché non l'avevo cercata, non sapevo che sarebbe comparsa, non la volevo e usavo, seppur inutilmente, tutta la mia forza di volontà per allontanarla ... anche perché non avrei voluto ammettere a me stesso che tutto dipendeva dall'assunzione di pochi grani di lattosio che era stato precedentemente bagnato da una soluzione idroalcolica priva di molecole perché era stato diluito fino alla 10 alla -400. A tutti coloro che vogliono esprimere un giudizio sull'Omeopatia vorrei chiedere prima se l'hanno mai provata seriamente o per lo meno studiata approfonditamente. Se non l'hanno mai testata di persona o su altri, il loro giudizio perde di senso e di interesse, perché non è più un giudizio ma un 'pregiudizio', cioè è un giudizio dato da uno che non è nella condizione di poterlo dare.

D: Eppure, oggi ci sono molti Professori universitari che si esprimono negativamente nei dell'Omeopatia
R: Il fatto che uno sia un Docente universitario della Facoltà di Medicina o di una qualsiasi altra branca scientifica non significa che sia sempre in grado di esprimere giudizi corretti. Anzi, più si sale nella scala gerarchica più si corre il rischio di essere tentati dalla presunzione di sapere. Tra i Professori universitari ci sono molte persone intelligenti, ma non sempre l'intelligenza non coincide con la sapienza: i veri sapienti si riconoscono molto facilmente, perché spiccarlo in umiltà e sanno come e quando esprimersi senza errare vistosamente e questo indipendentemente dalla loro conoscenza specifica dell'argomento in oggetto. Comunque sia, il giudizio di uno o più uomini o anche di tutti gli uomini del mondo non modifica la veridicità di una realtà: se una verità è tale, non può essere modificata dal giudizio umano.

D: Qual è l'essenza del metodo omeopatico hahnemanniano? 
R: Hahnemann cercò di elaborare un metodo terapeutico che desse al Medico la possibilità di aumentare l'energia vitale dell'organismo (quella forza, cioè, che è capace di agire in una certa persona e di fargli affrontare una qualsiasi condizione sfavorevole nel modo migliore possibile esclusivamente per lei) tenendo conto di tutte le minime distinzioni fra i Pazienti e fra i rimedi (unico modo per personalizzare la terapia). Hahnemann fondò tale metodo su tre regole:

a) Prescrizione del rimedio secondo la Legge dei Simili.
b) Somministrazione di una dose minima.
c) Somministrazione di un solo rimedio per volta.

Prescrivere secondo la Legge dei Simili significa, come abbiamo già detto, scegliere il rimedio in base alla totalità dei sintomi del Paziente (o almeno in base ai sintomi più singolari, insoliti, caratteristici e sorprendenti, come diceva Hahnemann). Somministrare il rimedio in dosi ponderali comportava un aggravamento dei sintomi del Paziente, ma Hahnemann scoprii che questo problema si poteva risolvere dando il medicamento in forma molto diluita, una modalità che, tra l'altro, si rivelò essere anche molto efficace e potente dal punto di vista terapeutico. La regola di somministrare invece un solo rimedio per volta fu basata sul fatto che, dato che gli esperimenti vengono fatti solo con una sostanza, non e né corretto né scientifico raccogliere i dati in un modo e usarli in un altro e forse non sarebbe neppure corretto fare delle sperimentazioni con due o più rimedi insieme o somministrati in tempi diversi, perché ciò introdurrebbe altre variabili (cioè elementi di effetto non noto), mentre lo scopo di Hahnemann era proprio quello di eliminare dalla Medicina procedimenti opinabili e incerti. Oggi, però, rispetto a questa iniziale impostazione molto precisa e rigorosa, sono nati modi diversi di impostare una terapia omeopatica.

D: Quanti sono i rimedi omeopatici?
R: I rimedi omeopatici sono circa 3.500, ma di questi solo 500-600 sono abbastanza conosciuti: degli altri sappiamo ben poco, perché sono stati poco sperimentati nel soggetto sano. Tutti questi rimedi sono sostanze appartenenti al regno vegetale, minerale o animale. Infatti, qualsiasi sostanza può essere usata come rimedio omeopatico, se viene adeguatamente diluita, dinamizzata e sperimentata in persone sane.

D: Che differenza c'è tra diluizione e dinamizzazione? 
R: La differenza sostanziale, al punto che da una soluzione diluita senza essere dinamizzata forse non si ottiene alcun rimedio omeopatico, ma solo una diluizione terapeuticamente inefficace o scarsamente efficace. Mentre la diluizione è l'operazione per cui ad una sostanza ne viene aggiunta un'altra (di inerte) per diminuirne la concentrazione, la dinamizzazione è quel processo che consiste nel far seguire ad ogni diluizione un numero definito di succussioni o agitazioni del contenitore. Con la succussione l'energia della piccola parte attiva della soluzione (soluto) viene trasmessa alla parte rimanente della soluzione (solvente). A parità di diluizione, maggiore è il numero di succussioni e maggiore pare che sarà la potenza della soluzione omeopatica (si consiglia un minimo di 20 succussioni per ogni diluizione, ma sarebbe preferibile giungere a 100).

D: Qual è il modo migliore per agitare il flacone della soluzione omeopatica? 
R: Hahnemann teneva il flacone in mano e lo sbatteva contro un libro (pare forse la Sacra Bibbia) appoggiato sul tavolo. Oltre a questo sistema, si può anche battere il pugno contro il palmo dell'altra mano o contro una propria coscia mentre la gamba è tenuta un po' rialzata da terra. Ovviamente, queste sono succussioni artigianali, perché le Ditte omeopatiche si servono di agitatori meccanici per preparare le soluzioni, ma il risultato finale non cambia, perché l'efficacia clinica dei due sistemi di preparazione è sovrapponibile.

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