La vita di Johan Ernst Stapf [Maestro dell'Omeopatia]

Pubblicato il 12/07/2021

Categorie: Storia dell'Omeopatia

Autori: Anna Fontebuoni

Fonte: Il Medico Omeopata - Rivista

La vita di Johan Ernst Stapf [Maestro dell'Omeopatia]

La curiosità, la sensibilità, ci piace pensare anche una certa dose di critica alle obsolete tecniche mediche del tempo, lo spingono ad aggiornarsi, a studiare continuamente. Scopre l’Organon di Hahnemann, fresco di stampa, lo legge d’un fiato, ne è affascinato. Vi trova la risposta alle sue ansie romantiche: l’armonia dinamica con la natura, il vitalismo, l’approccio dolce al malato. Pur non avendo prove pratiche che questa medicina funzionerà, ha una gran fede nella potenza terapeutica della Natura, che dà all’uomo i mezzi per guarire. E diventa il primo, e per il momento unico, seguace di Hahnemann e della sua medicina.

Il giovane e l’anziano si incontrano a Lipsia: Hahnemann ha 35 anni più di Stapf, ma si intendono perfettamente. É un rapporto, seppur a distanza, stretto, continuo, senza dubbi o critiche (come per altri discepoli), fino alla morte. Si scambiano innumerevoli lettere, trovano tante occasioni per incontrarsi, a Lipsia, a Parigi nel ’35, sotto gli occhi gelosi di Melanie. Per anni Stapf raccoglie e ordina meticolosamente lettere, appunti e articoli di Hahnemann, nel ’29 pubblica un volume intitolato Scritti minori e lo regala al Maestro, in occasione del cinquantesimo anniversario di laurea.

Dal 1812, tornato nella città natale di Naumburg, il neolaureato inizia a esercitare come medico omeopata, con i rimedi descritti nel primo volume della Materia Medica Pura, ma non esita a fare il pendolare da Naumburg a Lipsia, per partecipare ai proving voluti da Hahnemann. Insieme al gruppetto di suoi seguaci che si è formato in due anni, a partire dal 1814 prende parte in prima persona a 32 sperimentazioni di rimedi, oggi quasi tutti policresti. Ma il rapporto privilegiato che ha con il Maestro scatena invidie e gelosie fra i colleghi e sempre più frequenti piovono le critiche alle sue scelte omeopatiche: la cura con rimedi ottenuti da materiale infetto di malattie contagiose (isoterapia) o materiale patologico del paziente stesso (autoisoterapia), per esempio, o la sua predilezione per Lachesis. E poi, all’inizio degli anni ’40, la scelta delle alte potenze secondo la strada indicata da Hahnemann nell’ultima edizione dell’Organon. Alle polemiche dei condiscepoli si aggiunge l’etichetta di ‘guaritore’ che gli assegna la medicina ufficiale, rinnegando la sua laurea in medicina. Eppure Stapf è conosciuto e stimato in tutta la Germania. Nel 1821 proprio lui viene incaricato dal Ministero della Guerra prussiano di curare omeopaticamente una grave forma di oftalmia, cosiddetta ‘egiziana’, che aveva colpito le truppe di stanza sul Reno. Nel 1837, su richiesta della casa reale inglese, è lui che viene chiamato a visitare la regina Adelaide, moglie di Guglielmo IV, a quel tempo nella sua casa natale di Meiningen, in Sassonia. La regina, inaspettatamente guarita, diventerà la prima sostenitrice dell’omeopatia presso la corte di Inghilterra.

I successivi regnanti continueranno a servirsene, fino all’attuale regina Elisabetta II, che, passati i 90 anni, attribuisce a questa medicina il segreto della sua salute e longevità. Il fedele Stapf è anche uomo dai molteplici interessi. Influenzato dal Maestro, si interessa di alimentazione, sostiene che nessuna malattia si può curare senza prima aver eliminato fattori negativi esterni come il fumo, il vino, il caffè. E studia il mesmerismo, o magnetismo animale, fluido fisico in grado di dare equilibrio a un organismo troppo poco vitale; nel ’23 pubblica addirittura un libro sull’argomento: Frammenti zoo-magnetici. È considerato un ottimo insegnante, affascina gli studenti con ‘una vivacità peculiare e in un certo qual modo mercuriale’, come afferma il biografo Lorbacher. Osservatene il ritratto: occhi chiari teutonici, calvizie precoce, viso asimmetrico, un accenno di sorriso sghembo in un’epoca in cui i ritratti non conoscevano ancora il fatidico ‘cheese’. Probabilmente è single, nessuna fonte ne cita moglie o eredi. L’unico legame indissolubile è quello con Hahnemann.

Nel 1821 lo coinvolge in quella che sarà la sua maggiore avventura omeopatica: la rivista Archiv für die homöopathische Heilkunst, che dirige dal 1821 al ’38, ricca di contributi di Hahnemann stesso. Stapf si firma con lo pseudonimo di Philalethes (alchimista del 1600) e inizia ogni numero con la citazione da Romeo e Giulietta di Shakespeare ‘Fuoco consuma fuoco, caro mio. Il dolore degli altri scema il tuo…’ con riferimento alla legge dei simili. La rivista si diffonde in tutta Europa e grazie a Hering, di origini sassoni, in America.

La popolarità che conquista Stapf come divulgatore dell’omeopatia raggiunge il suo acme nel ’37, quando pubblica una guida-manuale di autotrattamento omeopatico per il paziente, attirandosi ancor più critiche da parte degli omeopati, sempre più numerosi e di tendenze contrastanti. Dal ’39 inizia la sua parabola discendente: si ammala, di corpo e di spirito. Ma il vero crollo avviene dopo la morte di Hahnemann, nel ’43. Gli viene a mancare il maggiore sostegno, la guida e il complice di tutta una vita, e il vuoto che egli lascia, insieme alla bufera di critiche esterne e alle faide interne all’omeopatia, lo addolorano al punto di ritirarsi dalla vita pubblica e professionale con il pretesto (o verità) della salute cagionevole, fino alla morte, nel 1860.

Compare in pubblico per l’ultima volta all’inaugurazione del monumento ad Hahnemann, a Lipsia nel 1851. È un uomo invecchiato, commosso, quello che, a passi incerti, depone una corona di alloro sotto la statua dell’Amico-Maestro.

Tra le mille ore felici che ho trascorso nella vita, una sola in me resta per sempre: quella in cui tra mille dolori io sentii nel profondo del cuore chi per noi morì di passione. Il mio mondo era in frantumi come se un verme lo avesse corroso, vizza la fioritura del mio cuore; ogni bene che avevo e che sognavo nella vita era chiuso in una tomba, qui stavo ancora per il mio tormento. Piangevo sempre, anelando a fuggire lontano, e in segreto mi torturavo, davanti a me solo angoscia e inganno: la pietra del sepolcro all’improvviso come dall’alto mi fu sollevata, e si dischiuse nell’intimo il cuore. Chi ho visto, e chi alla sua mano mi apparve, non chieda nessuno, questo soltanto vedrò in eterno; e questa sola, tra tutte le ore della mia vita, serena e aperta starà per sempre, come le mie piaghe.

Unter Tausend Frohen Stunden

(Novalis, 1799)

 

BIBLIOGRAFIA

1. Alice Ann Kuzniar The Birth of Homeopathy out of the Spirit of Romanticism, University of Toronto Press, 2017
2. Dana Ullman, The Homeopatic Revolution, North Atlantic Books, 2007
3. Thomas Lindsey Bradford, Pioneers of Homeopathy, http://www.homeoint.org/seror/biograph/stapf.htm

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