I nosodi omeopatici: dal peggio il meglio

Pubblicato il 09/11/2016

Categorie: Metodologia Omeopatica

Autori: Gustavo Dominici

Fonte: Il Medico Omeopata - Rivista

I nosodi omeopatici: dal peggio il meglio

È affascinante l’idea di prendere "un pezzettino di malattia", magari la peggiore, e farne una medicina, magari la migliore

È affascinante l’idea di prendere "un pezzettino di malattia", magari la peggiore, e farne una medicina, magari la migliore.
Dal peggio il meglio, potremmo affermare con un certo orgoglio.
Quasi una rivincita sulla malattia.


I nosodi sono rimedi omeopatici preparati principalmente a partire da tessuti malati.

È affascinante l'idea di prendere "un pezzettino di malattia", magari la peggiore, e farne una medicina, magari la migliore. Dal peggio il meglio! potremmo affermare con un certo orgoglio. Quasi una rivincita sulla malattia. Se poi considerassimo la quantità di malati guariti e la quantità e gravità di malattie risolte solamente da Psorinum, Medorrhinum e Tubercolinum, tre nosodi fra i più utilizzati, il nostro orgoglio diventerebbe consapevolezza della grandiosità dell'idea e della potenzialità terapeutica di tali medicine. Con i nosodi ed il loro migliore uso l'Omeopatia trionfa.

Esistono molte definizioni di nosodi, alcune si equivalgono, altre aggiungono qualcosa; si è anche provato a cambiare loro nome definendoli bioterapici. A seguire propongo una definizione, per lo più attinta dai testi classici, con qualche integrazione per non escludere nessun preparato: I nosodi sono preparazioni omeopatiche ottenute da materiali patologici umani, animali, vegetali, da microrganismi, parassiti e prodotti del loro metabolismo. Fra cui: parte di organi malati o loro prodotti (es.: Carcinosinum, Hydrophobinum); secrezioni patologiche (es.: Medorrhinum); batteri o tossine (es.: Colibacillinum, Diphterotoxinum); virus (es.: Herpesvirus); miceti, lieviti, muffe (es.: Candida albicans, Mucor mucedo); altri parassiti (es.: Secale cornutum, Taenia solium); materia organica suppurata (es.: Pyrogenium). Il primo ad utilizzare il termine nosode fu Constantino Hering nel 1832, che ne sperimentò ed introdusse in terapia molti, fra i più importanti.

Altri grandi omeopati trattarono l'argomento con studi approfonditi e testi divenuti classici, fra cui: Henry C. Allen, John H. Clarke, James T. Kent, Eduard Bach, J. Paterson, E. B. Nash, R. Allendy, James C. Burnett, Samuel Schwan, Pierre Schmidt, Othon A. Julian. Da tutti i grandi omeopati i nosodi sono stati considerati una categoria speciale di rimedi omeopatici, rilevandone la potenza terapeutica quando utilizzati seguendo rigorosamente la legge dei simili e in situazioni in cui la causa etiologica fosse stata determinante e mai realmente superata. Individuandone il prezioso apporto in situazioni caotiche, non reattive, apparentemente incurabili.

Dalle indicazioni empiriche dei grandi omeopati e dalla nostra pratica clinica possiamo concludere che i nosodi rappresentano una insostituibile risorsa terapeutica. Tanto più preziosa in tempi in cui arrivano alla visita pazienti con patologie complesse, frutto non solo di malattie naturali, ma di prolungata assunzione di farmaci, di soppressioni chirurgiche, di uso di droghe. A questa consapevolezza non ha corrisposto uno studio adeguato, comunque al di sotto del livello riservato ai principali rimedi omeopatici. È come se, trattandosi di derivati diretti o indiretti di malattie, l'elemento patogeno avesse avuto il sopravvento sullo studio omeopatico, quasi fosse sufficiente a garantirne la prescrizione. Grave errore.

Ad esempio esistono pochi proving di nosodi. Inoltre la complessità della loro preparazione, resa ancora più difficile da norme eccessivamente severe, fa sì che le case farmaceutiche non sempre ne abbiano disponibilità, o non ne abbiano a tutte le potenze richieste. O anche che  si faccia un po' di confusione circa il ceppo d'origine (esempio: Carcinosinum è prodotto a partire da tessuto di carcinoma mammario, dai tessuti di 58 carcinomi di differenti organi, da tessuto di carcinoma bovino o da cosa altro?). Non possiamo perdere una così grande possibilità di successo terapeutico, i nosodi debbono diventare sempre più oggetto di studio, sperimentale e clinico.

Bibliografia

1. Allen, HC; - Materia Medica of the nosodes B. Jain Pub., New Delhi, 1995
2. Bach, E; Paterson, J; Paterson, E - I Nosodi Intestinali 2a edizione riveduta e ampliata -Bruno Galeazzi Editore, Bassano del Grappa, 2006
3. Barros, J; Pasteur, St - OMEOPATIA Medicina del terreno – Fratelli Palombi Editori, Roma, 1984
4. Cappello, L; Piterà, F – I nosodi di Bach e Paterson – Nova Scripta, Genova, 2007
5. Dominici, G – Pyrogenium: dal peggio il meglio. Quattro casi clinici – Il Medico Omeopata n. 18, Pag.60-62, Ed. FIAMO, Dicembre 2001
6. Julian, OA - La Materia Medica dei Nosodi - Nuova Ipsa Editore, Palermo, 1996

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