Materia Medica delle favole: Il re porco

Pubblicato il 15/01/2019

Autori: Laura Naselli

Materia Medica delle favole: Il re porco

Scritta da Vittorio Imbriani, questa storia è densa di crudeltà e omicidi.

Il suo Autore era una persona singolare e sfortunata. Imparentato con la politica, uomo dell'Ottocento, intellettuale vivace, Vittorio Imbriani visse tutta la sua breve esistenza all'ombra dello scandalo, partecipò a numerosi duelli, viaggiò a lungo e, soprattutto, ebbe una relazione complicata e tumultuosa con una signora sposata, ma la cosa più imprevedibile è che finì con lo sposare la figlia minore di costei, molto più giovane di lui. Tormentato dalla sifilide terziaria ne subì le terribili conseguenze neurologiche: fu afflitto da tabe dorsale, distruttiva e dolorosa. Morì non ancora cinquantenne, ridotto ormai all'ombra di se stesso.

La fiaba "Il re porco" non è certamente un capolavoro quanto a trama e linguaggio ma sembra riassumere tutta la distruttività dell'Autore, anzi, la mercurialità.

Una regina gravida trascorre placidamente la sua giornata quando incontra una poveretta che le chiede l'elemosina. La regina scaccia in malo modo la donna con un "Va via porca" che ha un effetto epigenetico immediato sul prodotto del concepimento, tant'è che, preannunciato dalla mendicante, al parto viene fuori un maialino.

Ma sotto la cotica porcina vive un essere umano.

Il maialino cresce e si innamora di tre sorelle che hanno la sventura di vivere accanto al giardino dove è stato relegato e poiché un principe è sempre un principe malgrado l'aspetto non umano, la maggiore delle ragazze viene venduta alla casa reale e sposa il maiale.

La sorpresa arriva la prima notte di nozze quando la fanciulla, a porte chiuse, si accorge che il maiale di notte si trasforma in un gradevole maschietto. Il principe le impone il silenzio ma la sposina non lo rispetta e racconta tutto alla madre di lui. Purtroppo il principe è un essere fatato in tutti i sensi e offeso dal mancato rispetto della parola data da parte della moglie, la uccide con un ago calamitato (sic!).

La scoperta del cadavere non ha conseguenze legali.

Arriva la volta della seconda delle ragazze, anche questa viene, suo malgrado, consegnata al porco e avviene tutto come la prima volta, compreso l'uxoricidio finale che viene lasciato impunito; d'altra parte te la vuoi prendere con un maiale?

Anche la terza sorella è costretta a fare i bagagli e a sposarsi con il porco; rispetto alle altre due mantiene il silenzio sulla reale natura del principe per ben un mese ma alla fine cede e, non si sa bene perché, viene graziata dal marito che invece di mandarla all'altro mondo le assegna un compito: mi ritroverai solo dopo aver consumato sette paia di scarpe di ferro, sette mazze di ferro, sette vestiti di ferro e quando avrai riempito con le tue lacrime sette fiaschette. Detto questo il principe si volatilizza.

Ginevra, questo è il nome della sposa, comincia un lungo tormentato percorso trascinando un carrettino carica di un peso immane: la vediamo con i piedi piagati, zuppa di sudore, arroventata dal caldo dell'estate, smagrita, infelice e piangente. Lungo il cammino incontra dei vecchietti fatati che le consegnano una noce, una nocciola e una mandorla: quando giungerà al termine delle sue fatiche dovrà solo schiacciare uno di questi frutti e chiedere alla Regina del posto di fare un baratto tra le meraviglie contenute nel frutto e una notte in compagnia del principe consorte.

Quando tutto il ferro è stato consumato e le fiaschette riempite Ginevra raggiunge un castello. Lì vive, dimentico del suo passato, suo marito ormai sposato ad un'altra donna e privo di fattezze porcine.

Ginevra schiaccia uno dei frutti e vengono fuori meraviglie animate di pietre preziose. La Regina se ne invaghisce e accetta di lasciare Ginevra da sola per tutta una notte con il suo sposo, non prima però di aver messo in atto l'astuta idea di drogare il vino dell'uomo con l'oppio. La povera Ginevra inutilmente passa una notte intera a recriminare al capezzale del giovane, ma questi sotto l'effetto del narcotico non si sveglierebbe nemmeno con le cannonate.

Passano così inutilmente le prime due notti ma i soliti servitori impiccioni riferiscono tutto al principe che finalmente ricorda, ricambia la cortesia della Regina facendola drogare e aspetta Ginevra che ha la gioia di vedere riconosciuti i suoi sacrifici. I due ragazzi prendono le meraviglie di pietre preziose e scappano via nottetempo. La Regina sconfitta, alla scoperta di avere perduto in una sola notte sposo e oreficeria, stramazza al suolo morta di crepacuore.

Ginevra e il principe ex-porco godranno invece di lunga e feconda felicità, alla faccia delle due sorelle assassinate.

Dunque tutto viene perdonato al principe dall'anima umana e dall'aspetto bestiale; in fondo, dice l'Autore tra le righe e anche sulle righe, la colpa non è mica sua ma di quella cattivona della madre che è venuta meno ai suoi doveri di regina e di benestante cacciando via la miserabile.

E il sesso femminile paga, attraverso una madre arrogante condannata alla vergogna, due spose ciarliere immeritevoli di vivere, una terza moglie che si fa carico di tutto (nel senso letterale del termine) ed espia le colpe di Eva consumando un carico enorme di ferro, sette di tutto, numero magico, per finire con una quarta moglie ignara di tutte le beghe precedenti e vittima di un attacco cardiaco da furto.

Certo che il povero Imbriani qualche problemino con le donne l'aveva!

Intanto cosa daremo ai nostri protagonisti?

"È per colpa della superbia di mia madre che mi trovo in questo stato", dice il re porco alle sue spose e si raccomanda di mantenere il segreto: sua madre non deve sapere che suo figlio non è un mostro.

Da sempre il maiale, povera bestia, viene assimilato alla sporcizia; di un uomo che si comporta male con una donna si dice che è un maiale, di un bulimico si dice che mangia come un maiale e, dulcis in fundo, alcune religioni considerano impura la carne di maiale. Il principe vittima dell'incantesimo sa di essere un emarginato, quasi ne gode e soprattutto non vuole integrarsi con la famiglia d'origine, che viene tenuta all'oscuro del ripristino della normalità nelle ore notturne. Allo stesso tempo ha dei comportamenti di sessualità "animalesca": infatti, la sua orrenda condizione non gli impedisce di concupire le tre sorelle e di imporre la sua volontà per sposarle. È feroce e privo di pietà nell'uccidere colei che non rispetta le sue regole; in fondo fa quello che vuole dall'inizio alla fine della favola, anche se deve uccidere, rubare o ingannare per ottenere sfogo ai suoi istinti.

Un rimedio esplorato da M. Mangialavori che sembra possedere queste caratteristiche è, nemmeno a parlarne, Lac suis.

Invece a Ginevra che sembra farsi carico di tutti i tormenti di questo mondo e si muove nell'ottica di un formale risarcimento di tutto l'universo femminile nei confronti del giovane maschio ferito nell'immagine?

Ferrum metallicum (ebbene sì!) possiede nel suo stato mentale un attaccamento al dovere che si spinge fino al sacrificio. Il dovere inteso non come cieca e abietta sottomissione ma quello scientemente cercato e sostenuto con coraggio contro tutte le avversità. Lo scopo della vita, per farla breve.

Un po' di pietà poi per la quarta moglie, la regina che ha concupito i pupazzi animati in pietre preziose e che si è lasciata tentare permettendo ad una orrenda stracciona dai piedi piagati di giacere accanto al proprio marito, pur prendendo delle precauzioni, logico. Un'altra donna che agisce nel nome dei propri istinti, secondo la visione imbrianesca, un'altra che risponde alle sue pulsioni femminili (pertanto uterine), illogiche, irrazionali e mette in pericolo la propria pace domestica. Aconitum per la poveretta morta per una fibrillazione ventricolare indotta da una grave perdita.

Con buona pace di Vittorio Imbriani, che forse attribuiva a qualche frequentazione femminile di troppo la tremenda malattia che lo ha devastato, probabilmente obnubilandone anche la capacità di giudizio. Coraggio... Hitler avrebbe fatto di peggio nel secolo seguente.

 

Nota

La versione utilizzate è stata tratta dal sito www.paroledautore.net che ho abbondantemente saccheggiato trovando, soprattutto nelle interessanti note a piè pagina, ulteriori spunti di riflessione.

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