Materia Medica delle favole: Cenerentola

Pubblicato il 14/10/2019

Autori: Laura Naselli

Materia Medica delle favole: Cenerentola

La favola racconta di una fanciulla che, maltrattata ingiustamente, si riscatta grazie alla sua fiducia nella bontà, al suo furbo candore e a una certa dose di fortuna.

Cenerentola, il cui vero nome è sconosciuto, rimane precocemente orfana di sua madre e suo padre sposa una bella vedova che ha già due figlie avvenenti e antipatiche, circa della stessa età di Cenerentola.

La versione a cui faccio riferimento è quella dei fratelli Grimm del 1812, che non lesina quanto a particolari raccapriccianti.

Dunque, la madre vera muore non senza aver raccomandato a Cenerentola di conservarsi pura e onesta e così accade.

Sotto gli occhi di un padre inerme e sostanzialmente complice, ben presto la matrigna e le sorellastre avviano una campagna di bullismo volta all'annientamento della ragazza, che viene progressivamente spogliata dei suoi abitini e delle sue scarpette, avviata a stressanti lavori domestici, umiliata ripetutamente con compiti inutili e ripetitivi, privata del suo letto, ridotta in stracci, impossibilitata a provvedere alla propria igiene personale, costretta ad accucciarsi in un angolo del camino di casa diventando quasi un tutt'uno con la cenere del focolare... da lì il celeberrimo e grazioso nomignolo di Cenerentola.

Malgrado tutto, Cenerentola conserva una bontà d'animo encomiabile, non si ribella, accetta di buon grado questo trattamento degno di un lager e cerca conforto sulla tomba della madre sulla quale va a singhiozzare con regolarità.

Il padre, ma che razza di padre è? Il padre, dicevo, un giorno è costretto a partire per lavoro e chiede alle figliastre cosa vogliono portato in regalo: perle e gioielli, manco a dirsi.

"E tu, Cenerentola, cosa vuoi?". Persino il padre ha dimenticato il vero nome della figlia di primo letto, che con dolcezza risponde: "Babbo, spezzate per me il primo ramoscello che vi urterà il cappello sulla via del ritorno".

Per quanto demenziale possa apparire questa richiesta in realtà Cenerentola non ha perso il senno in mezzo alla cenere del focolare: ella infatti possiede una sua sapienza interiore, una sua qualche conoscenza segreta che la spinge ad una richiesta così assurda.

Detto fatto... il ramoscello che il magnanimo padre le recapita è quello di un nocciolo. In questa versione non c'è alcun riferimento a fate benevole, la saggezza magica appartiene tutta alla vittima.

In effetti il nocciolo viene considerato in molte culture un albero magico, i rabdomanti se ne servono per fabbricare le loro forcelle e pare che molti maghi lo usino per costruire la bacchetta magica personale.

Cenerentola pianta il ramo di nocciolo sulla tomba della madre e ben presto spunta fuori un bell'alberello rigoglioso.

Il tempo del riscatto arriva con un proclama del re che indice tre giorni di balli serali duranti i quali le ragazze in età da marito del regno dovranno presentarsi a corte per permettere al principe di scegliersi una moglie.

Cenerentola desidera ardentemente partecipare al ballo ma prima deve occuparsi della toilette delle sorellastre. Prega la matrigna di lasciare andare anche lei e questa si mostra abbastanza condiscendente, sparge un vaso di lenticchie nella cenere e invita a Cenerentola a raccoglierle tutte in due ore: se ci riuscirà avrà il permesso di andare. Non ha fatto i conti, la megera, con la relazione di mutua assistenza che anni di tormenti hanno fatto nascere tra Cenerentola e la natura circostante: se gli uomini, infatti, non hanno pietà di questa bella fanciulla, ci sono gli animaletti del bosco che suppliscono e subito decine di uccelletti si precipitano in cucina, raccolgono le lenticchie e le depositano nel vaso. La matrigna è sconfitta. Segue un'altra prova uguale: questa volta le confezioni di lenticchie sono due e il tempo di raccolta è dimezzato ma Cenerentola riesce ancora nell'intento. Felice porta alla matrigna i piatti colmi ma la matrigna si stringe nelle spalle.

"Pensaci bene - le dice maligna - sei coperta di cenere e di stracci, pensi di poter essere ammessa alla vista del principe conciata così?". E va via con le due stalker.

Cenerentola non si perde d'animo, in fondo adesso ha il permesso di uscire e se è la mancanza di un abbigliamento adeguato beh, per quello non c'è problema: si rivolge al nocciolo sul quale si materializzano vestito da favola e scarpe annesse. La trasformazione è tale che, recatasi al ballo, le sue coinquiline non la riconoscono ma il principe va in brodo di giuggiole. Inutilmente, dopo aver ballato con lei tutta la notte, ottiene più di qualche sorriso; la ragazza scappa via, si spoglia in fretta e si riaccuccia nel focolare. La seconda sera le cose vanno esattamente allo stesso modo. Il principe è sempre più cotto ma non riesce proprio ad acchiappare e a tenere stretta la sua preda. A questo punto arriva la terza sera, il principe fa cospargere le scale del palazzo di pece e Cenerentola, dopo il consueto ammaliamento danzante, ci lascia appiccicata una delle sue scarpine d'oro.

Comincia quindi l'affannosa ricerca del piede giusto; la favola racconta che entrambe le sorellastre di Cenerentola, su invito della loro pratica madre, provvedono a tagliarsi i piedi pur di calzare la scarpa d'oro, una sacrifica un pezzo di avampiede e l'altra un pezzo di calcagno. L'unica a cui la scarpina veste perfettamente è la nostra Cenerentola che, finalmente riconosciuta dal principe feticista, convola a giuste nozze non senza che i suoi amici uccellini non riescano a perpetrare un'orrenda vendetta a carico delle due sorellastre alle quali, a colpi di becco, strappano gli occhi. Zoppe e cieche dunque finiscono coloro che hanno osato farsi beffe della magia di un albero di nocciolo.

Di certo non faremo mancare una bella Staphysagria alla nostra eroina, ad alte diluizioni crescenti e ripetute nel tempo, perché ne ha veramente viste di cotte e di crude, anche se... Sankaran mi ha fatto riflettere e anche parecchio! Cenerentola è intrappolata in una realtà triste e degradante, nella favola la sera va a piangere ai piedi del nocciolo che è cresciuto sulla tomba della madre facendo, si suppone, progetti. Nella trasposizione Disneyana ci ricorda che i sogni son desideri, quindi elabora progetti durante la notte e si arrabatta come può durante il giorno, situazione molto tipica di China officinalis, per cui se Staphysagria agirà sulle modalità di risposta, China probabilmente la accompagnerà a lungo.

Mi intrigano tanto le due sorellastre, gelose oltre ogni dire, le immagino ciarliere, sempre sopra le righe, scatenate nella loro ricerca di trovare modi sempre più sottili e divertenti di umiliare la loro graziosa servetta, quindi Lachesis muta potrebbe anche andare per loro ma ciò che mi colpisce, in questa versione della favola, è la freddezza con la quale, pur di ottenere un posto negli ambienti che contano, decidono di amputare una parte di se stesse. Non si fermano davanti a nulla: la favola, ad un certo punto, gronda sangue esattamente come la scarpina d'oro. Forse Hydrophobinum potrebbe essere preso in considerazione.

Lo stesso rimedio potrebbe essere usato anche per la matrigna.

E se la rabbia può accecare non ci meraviglia la scelta salomonica degli uccelli di privare dell'organo della vista le due disgraziate.

Grazie.

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