Materia Medica delle favole: Cappuccetto Rosso

Pubblicato il 06/11/2018

Autori: Laura Naselli

Materia Medica delle favole: Cappuccetto Rosso

Cappuccetto Rosso è un'altra favola molto nota, diffusa in Europa da centinaia di anni che, nelle sue migliori intenzioni, vuole insegnare ai bambini, soprattutto alle bambine, a non fidarsi degli estranei che possono anche avere cattive intenzioni. L'età della fanciullezza coincide ovviamente con una certa ingenuità, con un candore che porta a dare fiducia a chi non la meriterebbe, del resto non si sono ancora fatte adeguate esperienze; dopo, la vita, ci rende molto diffidenti... anche troppo.

Cappuccetto Rosso è una bambina di età indefinita, la immaginiamo una scolaretta di scuola elementare, che viene mandata dalla mamma presso la nonna ammalata che, evidentemente priva di badante e di indole selvatica visto che vive al centro del bosco, aspetta con ansia un cestino con cibo e vino.

La mamma, che già meriterebbe una denuncia per abbandono di minore, raccomanda a Cappuccetto Rosso di attraversare il bosco senza mai lasciare il sentiero maestro.

Si tratta di una bimba che ispira subito simpatia, gentile, buona con tutti e grazie a un copricapo color rosso fattole appunto in tempi più felici dalla nonna, ha diritto al nomignolo che l'ha resa famosa.

Solare, carina e chiacchierina si avvia di buona lena lungo il sentiero ma incontra il lupo che la affianca e le chiede con garbo dove è diretta... la sventurata rispose, potremmo concludere, manzonianamente.

La bimba è priva di malizia, di memoria labile visto che ha subito dimenticato le raccomandazioni materne e sicuramente fiduciosa in modo demenziale.

Debitamente informato dell'incarico di soccorso il lupo, che pur essendo un consueto abitante del bosco non conosce l'ubicazione della casa della nonna, si lecca i baffi pensando: "Ora vado dalla vecchia e me la pappo, poi aspetto la ragazzina che a occhio e croce deve essere un bocconcino tenero e mi sono pure procurato il dessert".

Si fa dare l'indirizzo della casa della nonnina e invita Cappuccetto Rosso a guardarsi intorno, ad ammirare la natura e lei, racconta la fiaba, "aprì gli occhi".

A questo punto si realizza una sorta di contatto primordiale tra la bimba e l'ambiente circostante: garrula e felice abbandona il sentiero maestro e comincia a raccogliere fiorellini per farne un mazzolino e a dialogare con gli uccellini. Un ampliamento, un'acutizzazione sensoriale che le fa perdere la cognizione del tempo per cui il lupaccio corre in avanti, si fa aprire con l'inganno la porta dalla vecchietta e ne fa un sol boccone nemmeno fosse un pitone.

Segue poi una delle scene più imbarazzanti che possano essere descritte in una favola: Cappuccetto Rosso, recuperato temporaneamente il buon senso, si ricorda della sua mission e corre dalla nonna, bussa alla porta ed entra. Trova il lupo a letto al posto della nonna con la cuffietta in testa che sicuramente deve stargli anche bene visto che la piccola nota delle differenze ma, sempre in base a quella distorsione delle percezioni, non fa quadrare subito le cose per cui chiede ingenuamente e insistentemente: "ma come mai nonnina hai le orecchie così grandi, gli occhi così grandi, le braccia ti si sono allungate e la bocca è diventata profonda come un forno?" A ciascuna domanda il lupo risponde con affermazioni amorevoli fino a quando l'accenno alla bocca gli fa ricordare la sua di mission e, in un fiat, ingoia la ragazzina.

Sazio, sprofonda nel sonno.

Meno male che di lì a poco passa un cacciatore da sempre sulle tracce del lupo cattivo, una sorta di commissario Montalbano ante-litteram che non demorde, si avvede del reato e in quattro e quattr'otto apre la pancia del lupo liberando le due signore dalla prigione di buio nel quale si sono ritrovate grazie anche alla loro sconsideratezza.

Perché di certo neanche la nonna brilla per prudenza.

Cosa potremmo somministrare a questa fanciullina che presenta una chiara fuga delle idee, un disorientamento spazio-temporale e una errata percezione delle cose e delle persone? Cannabis indica mi sembra un possibile approccio.

Fossi un affiliato del cacciatore farei un giretto dalle parti di casa della mamma di Cappuccetto Rosso per valutare la presenza di coltivazioni sospette.

Quanto al lupo, ahimè, il suo irresistibile abbiocco che lo rende vulnerabile mi fa pensare ad una Nux vomica, ma questa è un'altra storia.

 

Note

La versione utilizzate è stata tratta dal sito www.paroledautore.net che ho abbondantemente saccheggiato trovando, soprattutto nelle interessanti note a piè pagina, ulteriori spunti di riflessione.

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