Materia Medica delle favole: Scarpette rosse

Pubblicato il 22/07/2019

Autori: Laura Naselli

Materia Medica delle favole: Scarpette rosse

Ancora una volta Andersen, un Autore a cui sono particolarmente affezionata e che mi ispira tenerezza.

La favola ci racconta di una bambina, Karen, che è incredibilmente povera e nella sua breve vita non ha mai posseduto nemmeno un paio di scarpe. Un giorno la sua infelice madre riesce a recuperare alcune strisce di cuoio rosso e le fabbrica un paio di scarpe per poi morire subito dopo; altri particolari ci vengono risparmiati.

Al suo funerale, dietro una misera bara di paglia c'è una creatura smunta e sottopeso che indossa una pallida imitazione di scarpe di un colore ben poco appropriato: rosso.

Durante il funerale passa di lì un'anziana signora che si accorge della bambina, ne ha pietà e la accoglie a casa sua, non senza avere provveduto a far bruciare le scarpe rosse perché le ritiene proprio brutte e inadatte ad una bambina.

Karen entra in un mondo sicuramente meno disagiato del precedente, riceve una buona educazione, impara le arti domestiche, riceve tanti complimenti ma quello più bello le viene dalla sua immagine riflessa; lo specchio, infatti, le sussurra spesso che lei è proprio bella.

Un giorno la Regina della zona, c'è sempre una regina nelle fiabe, l'eterno femminino, porta con sé la sua unica figlia principessina, tanto bella e a modo; la principessa indossa un bel paio di scarpette di marocchino rosso. Quest'immagine si fissa nella mente di Karen che, in fondo al suo cuore, ha attribuito la sua fortuna al fatto che il giorno del funerale di sua madre indossava delle scarpe rosse.

E poiché è tempo di comunione per lei, l'anziana benefattrice la porta a comprare un paio di scarpe e Karen, approfittando dei problemi di vista della signora, si fa confezionare un paio di scarpette rosse.

Nulla può toglierle dalla testa che tutti guardino lei e le sue scarpe, persino i ritratti degli antenati sembrano fissarle i piedi. Tutta presa dalla sua ossessione dimentica di recitare le preghiere.

Tra gli astanti è presente un vecchio soldato dalla barba rossiccia ormai quasi incanutita dal tempo che non manca di fare i suoi complimenti ad una Karen sempre più stranita: "Che belle scarpe da ballo!", le dice.

Da quel momento le scarpe sembrano avere vita propria, non si schiodano più dai piedi di Karen e la trascinano in una vorticosa danza fino al centro del bosco, dove la fanciulla, graffiata dai rovi, viene maledetta e condannata a causa della sua scarsa attitudine religiosa a ballare e ballare fino a ridursi ad uno scheletro. Ballando come un'ossessa busserà alle porte delle case dove abitano bambini "superbi e vanitosi", esempio vivente e palpitante di come queste cattive attitudini mentali possano condurre al disastro.

Persino un angelo munito di spada la attende al cimitero per rinforzare la maledizione.

Ecco perché, al limite della follia, Karen invoca un falegname di tagliarle via i piedi, che scappano via all'interno delle infernali scarpette rosse. Un'immagine degna dei migliori film horror.

Provvista di due piedi di legno e grucce, Karen ritorna al suo paese e vorrebbe andare in chiesa se non fosse che le sue scarpette rosse, ancora munite di piedi, non le impedissero di entrare. Evidentemente il suo sacrificio non basta. Diventa quindi la serva della moglie del pastore, servizievole e condiscendente come mai, ripiegata sul suo dolore. Un giorno, di domenica, prega nella sua cameretta, sa di non potersi recare in chiesa, le scarpette rosse glielo impedirebbero. Allora accade un miracolo: le pareti della sua misera stanza si dilatano e la chiesa stessa con i suoi cori angelici invade il suo spazio. Grata per cotanto miracolo Karen muore volando in Paradiso, lì nessuno le parlerà più di scarpette rosse.

Dunque, così come nella Sirenetta, la morte appare salvifica, unico modo per tirarsi fuori da una vita di rinuncia. Anche qui qualcuno aspira ad ottenere troppo o, per meglio dire, più di quello che gli è stato destinato. La Sirenetta aspira all'amore del principe, Karen aspira alla bellezza e alla fortuna. La prima è disposta a trasformare una parte del proprio corpo, la seconda, in fondo, fa lo stesso visto che consente a delle lucide scarpe di far corpo con i suoi piedi, in una unione che si rivela indissolubile e con conseguenze drammatiche.

E poi c'è il colore rosso, il sangue che la Sirenetta versa ad ogni drammatico passo che compie sulla terra e il rosso delle scarpe di Karen che si vestono di un agghiacciante zampillo di sangue.

Pare proprio che per Andersen la felicità passi solo attraverso la mutilazione. Del resto la sua storia personale ci fa comprendere queste sue scelte narrative.

Ma torniamo a Karen ed esaminiamo il suo singolare comportamento.

Ci aiuta moltissimo l'analisi di Fernando Piterà e Levio Cappello.

Karen adora le sue scarpette rosse ma allo stesso tempo quel colore le scatena un corteo di sintomi.

Balla fino allo sfinimento.
Corre qua e là.
Mutila il proprio corpo (mi chiedo che tipo di pazzoide è il falegname che la accontenta).
Illusioni che le gambe sono amputate(!). Vede facce.
Dialoga con uno specchio: illusioni di sentire voci.
Illusioni religiose.
Lavoratrice compulsiva.
Pazzia religiosa.
Il colore rosso l'aggrava.

Credo che Tarentula hispanica si adatti bene alla piccola Karen e non ci meravigliamo dell'ostracismo sociale che l'ha colpita visto che i tarantolati e i ragni in genere sono stati sempre osservati con diffidenza e tenuti a debita distanza.

Grazie.

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